mercoledì 27 novembre 2013

Gnosis


Chi abbia letto Le Baphomet di Pierre Klossowski[1] ricorderà una Teresa D’Avila, in vena di facezie, annunciare a un confuso e francamente rimbambito Jacques da Molay, già gran Maestro del Tempio, la chiusura del numero degli eletti e la propria autoesclusione dal novero della nobile schiatta – questione, la prima, vecchia come il cucco e di una teologia che oggi rischia di ammazzarci dalle risate.
Ma l’universo mondo del Baphomet, universo pneumatico dove la Morte ha cessato il suo imperio, è anche l’universo dove della sofferenza non si dà che un’ironica replica senza ‘verità’. Senza ‘verità’ è, per certo, tutto l’oltremondo dei soffi spirati: ossia senza giustificazione, senza la plenitudo salutis.
Dall’universo mondo del Bhaphomet la nostrana valle di lagrime non trova, peraltro, maggiore giustificazione: d’altra parte il primo non è la verità della seconda, bensì una sua replica ironica e parodica – sempre che non si debba concludere, ex adverso, che la seconda è copia del primo.
I problemi sorgono quando ci si voglia ostinare a guardare giù dal Regno dei cieli. Il cristianesimo credeva di dover giustificare la sofferenza, epperò di superare il paganesimo. Diciamo (con Schopenhauer) che in questo tentativo il cristianesimo non è mai andato oltre le argomentazioni, largamente insufficienti, di Agostino.
E allora? E allora il progetto divino è imperscrutabile, salvo che... salvo che Dio non salvi e non danni nessuno. È un primo corollario. Ed anche (per dirla con Ceronetti): qualche mistico sotto cieli caldei l’aveva capito: Dio non è affatto orgoglioso dell’uo­mo; Dio si nasconde all’uo­mo, la sua Shekhinà prende la via dell’ esilio (secondo corollario). Lontano il tempo in cui Dio andava davanti agli uomini, «di notte in una colonna di fuoco, per illuminarli» (Es. 13,21). Sarcasmo di Heine:


Quante cose ha fatto Dio per guarire il male nel mondo! Al tempo di Mosè ha fatto miracoli, più tardi nella figura del Cristo si è fatto flagellare e crocifiggere, finalmente nella sembianza di Enfantin ha fatto le cose più inaudite e mostruose per salvare il mondo. Si è fatto ridicolo e pure invano! Alla fine lo prenderà forse la follia della disperazione e si fracasserà la testa contro il mondo e lui e il mondo andranno in frantumi.[2]

La Santa Giovanna dei Macelli brechtiana ne trae però un ammaestramento agghiacciante:
 
E dunque, se uno sta in basso e dice che c’è un Dio
che nessuno vede
e che può essere invisibile e che pure ci aiuta,
bisogna sbattergli il capo sulle pietre
finché non crepi.[3]

Note
[1] Pierre Klossowski, Il Bafometto, Milano, SugarCo, 1966.
[2] Heinrich Heine, Pensieri e ghiribizzi, Lanciano, Carabba, 2010, pp. 73-74.
[3] Bertolt Brecht, Santa Giovanna dei Macelli, Torino, Einaudi, 1963.