lunedì 16 dicembre 2013

Heine contro il fiore azzurro

La blaue Blume (il fiore azzurro) di Novalis sarebbe stata estirpata da Heinrich Heine che ne predispose così, in certa misura, la posteriore fortuna. Con le sue caricature, dice Amelia Valtolina nel suo bel libro, la mise in salvo e la consegnò alla poesia moderna.[1] Nell’Ofterdingen, dove è menzionato, non è l’unica azzurrità presente, ma Heine quella ricorda nella Romantische Schule: «In tutto il romanzo risplende e olezza il fiore azzurro»...[2] Non è l’unica azzurrità presente e, al contrario, è una fra le tante disseminate conformemente al programma dello scrittore di scrivere un libro azzurro.[3] Inutilmente, tuttavia, la Valtolina si domanda perché Heine si impunti proprio sulla blaue Blume e non sugli altri complessi simboli: troppo stuzzicante doveva apparire al parodista questo fiorellino nella cui corolla si culla il tenero volto di Matilde. C’è, in questa immagine del fiore azzurro, un qualcosa di fatuo e di freddamente animico, specie se si pone mente all’associazione con la donna amata; ciò che, mi pare, fa dire a Bachelard che il fiore azzurro è in verità rosso![4]
Assai volte Heine, il cattivo divus secondo Nietzsche,[5] sarebbe tornato sul simbolo novalisiano. Eccolo, per esempio, contestare la blaue Blume con la weiße Blume (il fiore bianco) – «tedesco fleur du mal, un niveo fiorellino che fin troppo somiglia alla celeste musa di Novalis, pallida e tisica»:[6]
In Vaters Garten heimlich steht
Ein Blümchen traurig und bleich;
Der Winter zieht fort, der Frühling weht.
Bleich Blümchen bleibt immer so bleich.
Die bleiche Blume schaut
Wie eine kranke Braut.
Nel giardino segreto del padre
un fiore è pallido e triste;
l’inverno se ne va, la primavera sta soffiando.
Il pallido fiore è sempre così pallido.
Il pallido fiore sembra
una moglie ammalata[7]
Ed eccolo invece in un’altra lirica, accolta nel Buch der Lieder, e citata dalla Valtolina, affilare il proprio sarcasmo su un episodio altamente allegorico del romanzo di Novalis:
Allnächtlich im Traume seh’ ich dich,
Und sehe dich freundlich grüßen,
Und lautaufweinend stürz’ ich mich
Zu deinen süßen Fußen.
Du siehst mich an wehmüthiglich,
Und schüttelst das blonde Köpfchen;
Aus deinen Augen schleichen sich
Die Perlentränentröpfchen.
Du sagst mir heimlich ein leises Wort,
Und gibst mir den Strauß von Zypressen,
Ich wache auf, und der Strauß ist fort,
Und das Wort hab’ich vergessen.
Ogni notte in sogno ti vedo,
e ti vedo salutare amichevole,
e piango con fragore alla tua vista e mi getto
ai tuoi piedi soavi.
Tu mi fissi triste,
e scuoti la testa bionda;
dalle tue palpebre lentamente sgorgano
lacrime di perle.
Tu mi regali di nascosto una parola segreta
e mi dài un mazzo di cipressi.
Mi sveglio, e il mazzolino è sparito,
e la parola è uscita dalla mia mente[8]
Il sogno è ancora quello di Enrico: quello in cui il fiume azzurro scorre sopra le teste dei due amanti; in cui eterna è la promessa di amore; in cui la bella Matilde pronunzia una parola misteriosa e magica sulla bocca dell’amato; una parola che l’amato al risveglio non ricorderà più.[9] Ma le lacrime sono qui enfaticamente «Perlentränentröpfchen», e alla parola sussurrata si accompagna l’offerta insensata di un mazzo di cipressi; laddove, nel romanzo novalisiano, il vecchio Silvestro ne offre a Enrico un rametto su cui ha intrecciato, guarda caso, un nontiscordardimé.[10]
Sarcasmo corrosivo, questo di Heine, curiosamente cansato dal nostro Zendrini, tutto teso a una resa sentimentale della lirica.[11] Curiosamente perché è del tutto palese. Robert Schumann, mi piace ricordarlo, lo coglie appieno nella sua versione del Lied. Al termine della prima e della seconda stanza, dove compaiono l’indelicata rima süßen (soavi) Fußen (piedi) e le enfatiche lacrime di perle, egli intensifica il ritmo con sottile effetto umoristico, mentre nell’ultima stanza la musica trova significativamente il suo climax su Zypressen e l’intensificazione del ritmo sembra abbreviare il sogno rivelandone la connaturata illusorietà.[12]
Altri esempi adduce la Valtolina e di particolare interesse mi pare la lirica LXII del Lyrisches Intermezzo dove la solita blaue Blume diviene il fiore del condannato. Ma più ancora mi interessa qui Citronia dove il bersaglio polemico è sia la Mignon goethiana (dal Wilhelm Meister) sia l’Ofterdingen novalisiano. Eccone un frammento che, nella sua perfidia, non ha bisogno di commenti:
Unterdes - wer ihn versteht,
Einen Meister nie verrät –
Wißt Ihr doch, daß jede Kunst
Ist am End ein blauer Dunst.
Was war jene Blume, welche
Weiland mit dem blauen Kelche
So romantisch süß geblüht
In des Ofterdingen Lied?
Wars vielleicht die blaue Nase
Seiner mitschwindsüchtgen Base,
Die im Adelsstifte starb?
Mag vielleicht von blauer Farb
Ein Strumpfband gewesen sein,
Das beim Hofball fiel vom Bein
Einer Dame: - Firlefanz!
Honni soit qui mal y pense!
Nel frattempo, chi lo capisce
un Meister mai tradisce –
Ben si sa che l’arte tutta
alla fine è solo truffa.
Qual mai fu il fior d’antan
con il suo celeste calice
che sì romantico si schiuse
nel canto Ofterdingen?
Forse il naso cilestrino
della tisica cuginetta
che perì in convento pio?
Che sia forse stata azzurra
quella tale giarrettiera
scivolata dalla coscia
di una cortigiana al ballo? Ma va là!
Honni soit qui mal y pense![13]
Ma perché tanta avversione da parte di Heine? Perché questa insistenza sul blau quasi che nella lirica di Novalis non vi siano altri colori?[14] Perché questa insistenza sull’anemia della musa novalisiana che poi sarebbe anche l’anemia dell’uomo che, con maligna allegoria, poiché s’identificò interamente con la natura, «quando venne l’autunno e le foglie caddero, morì»?[15]
Le ragioni di Heine possono pure essere speciose; egli, nondimeno, con Novalis condannava quel rifiuto di far tornare i conti con la realtà di tanto romanticismo; ne condannava gli espedienti consolatorî, il misticismo e anche la menzogna (in tedesco blauer Dunst, letteralmente foschia blu) poetica. Il Romanticismo aveva aperto le porte al nichilismo, ovvero alla profonda instabilità di ogni divenire che si voglia, pleonasticamente, infinito, e poi vi si era opposto con la cortina fumogena dell’utopia, con il fumo blu (blauer Dunst). Quali i colori di Novalis nelle Hymnen an die Nacht?

Note
[1] Cfr. A. Valtolina, Blu e poesia, Milano, Bruno Mondadori, 2002, p. 28.
[2] H. Heine, La scuola romantica, in Id., La Germania, Bari, Laterza, 1972, p. 106.
[3] «Tutto azzurro nel mio libro [Alles ist blau in meinem Buch]» sta scritto negli scartafacci dell’Ofterdingen (cit. in A. Valtolina, Blu e poesia, cit. p. 19). Azzurre soprattutto le donne; e appunto dopo l’azzurra e madonnesca Matilde compare Cyane (da kianos, azzurro), velata presenza femminile del giardino di Sylvester...
[4] G. Bachelard, L’intuizione dell’istante. La psicoanalisi del fuoco, Dedalo, Bari, 1973, 2010, p. 152.
[5] Cfr. F. Nietzsche, Ecce homo, Adelphi, Milano, 1989, pp. 44-45.
[6] A. Valtolina, Blu e poesia, cit. p. 37.
[7] H. Heine, Sämtliche Werke, Hoffman und Campe, 1868, vol. xv, p. 271, trad. mia.
[8] H. Heine, Sämtliche Werke, cit., pp. 117-118, trad. mia.
[9] Cfr. Novalis, Enrico di Ofterdingen, Milano, Adelphi, 1997, p. 109.
[10] Ivi, p. 166.
[11] Eccola la versione di Zendrini: «Un bel saluto arridermi / ti veggio in sogno, o mia cara, ogni notte / e ai piedi tuoi precipito / con lagrime dirotte. / Mi guati malinconica, / mi guati e scrolli la testina bionda; / lenta e furtiva un’umida / perla dai rai ti gronda. / Una parola mormori / e m’offri un fior ferale, e il fior s’invola / quand’io mi sveglio, e subito / obblio la tua parola».
[12] Per queste peraltro ovvie considerazioni rimando a J. W. Finson, Robert Schumann: the book of songs, Harvard University Press, 2007, p. 68. Il Lied di Heine venne musicato anche Mendelssohn.
[13] Cit. in A. Valtolina, Blu e poesia, cit. pp. 50-51.
[14] Ma se ve n’è un altro, per esempio il rosa, «non è il colore della salute, bensì quello della tisi» (H. Heine, La scuola romantica, in Id., La Germania, cit., p. 104).
[15] Ivi, p. 103.