giovedì 30 gennaio 2014

Se fossi il Re, sapete cosa farei?

Hamiltom, Prospero and Ariel (from Shakespeare's The Tempest)
Kipling affermava che Shakespeare avesse acquisito molti spunti per La tempesta da un marinaio ubriaco (il marinaio si chiamava, per il vero, Michel de Montaigne). È vero piuttosto che molti racconti circolavano a Londra all’inizio del XVII secolo sulle società alternative americane dove non valeva un meum e un tuum, dove il tempo veniva passato in ozio e dove ventri gonfi testimoniavano della generosità della terra. 
«Se fossi il Re, sapete cosa farei?».[1] Così principia il suo ragionamento il nobile Gonzalo, vecchio e onesto consigliere del re di Napoli, naufrago con il suo re e altri notabili e nobiluomini sull’isola di Prospero:

Nel mio stato governerei tutto
Contrariamente agli usi. Non ammetterei
Nessun genere di commercio.
Di magistrati, neanche il nome.
Le lettere, sconosciute. Ricchezze,
Povertà, qualunque servitù,
Più niente. Contratti,
Successioni, confini,
Delimitazioni di terre, colture, vigneti: niente.
Non uso di metallo, non grano, non vino, non olio.
Niente lavoro. Gli uomini,
Tutti in ozio, tutti.
E anche le donne
Ma innocenti e pure.
Sovranità, nessuna.
......................................................
Tutto in comune.
Dev’essere la Natura a produrre,
Senza fatica o sudore.
Tradimenti, ribellioni,
Spade, picche, coltelli, armi da fuoco
E ogni specie di macchine:
Tutti aboliti.
La Natura dev’essere
A offrire, spontaneamente, 
Abbondanza di messi, e di ogni bene, 
Con cui nutrire il mio popolo innocente

Un principe «così perfetto da superare l’età dell’oro», conclude Gonzalo. Al che gli si fa sarcasticamente notare che volendo lui fare il Re, «la parte finale della sua costituzione s’è scordata l’inizio»… Ma proprio qui sta il punto. Tramutare il ferro in oro significa la fine di ogni costituzione, di ogni imperio, la fine del dominio sulla natura, la fine della storia: regressione e annullamento dei fattori antropici. Oppure…

Note

[1] Shakespeare, La tempesta, Milano, Garzanti 1984, II, 1.