mercoledì 12 febbraio 2014

Le superflu di Karen Blixen

Gli altipiani attorno a Nairobi dove, a oltre duemila metri sul livello del mare, sorgeva la fattoria circondata dalle piantagioni di caffè; la Germania nazista tra il mese di marzo e il mese di aprile del 1940, con la chiara percezione di un alone tragico attorno al Terzo Reich (una massa che si spinge fino al cielo con tutta la sua tetra monumentalità e che toglie la luce a se stessa; le strade fangose di Berlino che ha già perduto tutto il suo splendore); la persuasività e icasticità del motto (programma e sommario, bussola e destino), con un elenco dei prediletti; la perfezione dell’elefante provvisto di coda davanti e dietro; la dialettica dei generi sessuali ecc.: quest’altra Blixen  (quella di Dagherrotipi, Milano, Adelphi, 1995) che parla alla radio, tiene conferenze e discorsi, recensisce libri e scrive lettere dal Terzo Reich non raggiunge forse la perfezione della narratrice e può anche apparire superflua. Ma, si sa, «le superflu» è «chose très nécessaire». In questo caso per collocare quella perfezione…