martedì 22 aprile 2014

Divulgazione scientifica


Immagino che ci sia stato un momento in cui, fra lo stupore generale, le navi abbatterono gli alberi altissimi, ripiegarono le vele e si rivestirono di una corazza di ferro. Immagino che molti ritenessero che, appesantite e catafratte, le navi sarebbero colate a picco, che sprovviste di velature sarebbero rimaste incollate ai moli. 
A dire il vero non ne so nulla. So di un vapore progettato da un tale di nome Aaron Manby e battezzato giustappunto Aaron Manby (lungo 36 metri e largo più di cinque). Varato a Birmingham nel 1822, attraversò la Manica per prendere servizio, se non capisco male, tra Parigi e Le Havre. Piroscafo di fiume conobbe il mare nel suo viaggio inaugurale (trasportava semi di lino) e si tenne poi al riparo dai suoi pericoli e dalla salsedine!
Gli industriali privati si stupirono sicuramente di meno, meno della pubblica opinione, e subodorarono prestissimo l’affare. Nel 1825, proprio mentre il celebre professor M. A. Pictet di Ginevra pubblicava nella Bibioltheque Universelle una brochure che in italiano suona: Della macchina che mette in movimento il primo battello a vapore costruito sul lago di Ginevra sotto la direzione del sig. Church console degli Stati Uniti di America in Francia – questa pubblicazione è facilmente reperibile –, dunque mentre il detto Pictet pubblicava la sua brochure e la sottoponeva alla Commissione (di cui peraltro faceva parte) nominata dal Consiglio di Stato (la Svizzera), quegli intraprendenti privati si adoperavano per estendere all’italica penisola i beneficî del nuovo metodo di navigazione.
L’incredulità del borghese intenerisce. È fatta di mezze nozioni e di un sano buon senso. Chi mai potrebbe concepire che un ferro galleggi? Tuttavia c’è pure un appetito per il merveilleux scientifique (e Jules Verne, la letteratura di fantascienza, l’utopia fantascientifica e la grande paura delle invasioni extraterrestri la dicono lunga in proposito) che crescerà col declinare del secolo. Scienza e viaggi: quale divulgazione immaginare per un simile argomento?
Forse è questo appetito, unito a un gusto tutto letterario per l’iperbole (appetito che aveva già trovato declinazioni esotiche, pittoreschee fantastiche), a giustificare, pur nella assoluta irrilevanza della cronaca, la seguente notizia apparsa sulla Gazzetta di Milano nel dicembre del 1825: «Cadice, 3 dicembre. Parlasi di una nave che devesi costruire quanto prima sui disegni di un ingegnere di Chiclana; il meccanismo che la farà muovere è tale, che né il vento, né la marea possono opporle resistenza alcuna; quattro uomini basteranno per dirigere il veicolo, per cui s’adopera il vapore». Quella docilità dei venti e delle maree al dispositivo non ci lascia immaginare così, di primo acchito, un fantastico abitacolo, un bolide, una fusoliera argentina che sorvola le onde a velocità incredibili?
Prima di chiamarlo, quel gusto, una premeditata propensione al gabbo, consideriamo che è innanzitutto uno strumento del mestiere. Non dissimile, peraltro, dall’umorismo (e dal buonumore) delle notizie curiose o amene. La stessa Gazzetta, per esempio, descrive, con humour appunto, l’ingegnoso metodo messo a punto da un viaggiatore impegnato nella traversata da Calais a Dover (il tragitto contrario a quello percorso dalla Aaron Manby) per evirare il mal di mare. Dunque il nostro viaggiatore vittima del mare tempestoso, «attribuendo tutti gli incomodi che soffriva ai continui alzamenti e abbassamenti del legno, immaginò di dare al suo corpo un movimento contrario» a quello del legno medesimo mettendosi a cavallo di una sedia «ed alzandosi da essa quando il legno si approfondava, e ritornando nella primitiva situazione quando il legno si alzava». Col che gli si risvegliò un «prodigioso appetito»...