sabato 24 maggio 2014

La resurrezione di Villiers de l’Isle-Adam di Léon Bloy (1)

Mi piacerebbe che questo  ‘contenitore’ ospitasse delle traduzioni, che diventasse (anche e per così dire) un ‘quaderno di traduzioni’. Ho già proposto, tempo fa, la mia traduzione di Antique di Rimbaud. Ora intendo far uscire (via via) la mia versione di una vecchia brochure di Léon Bloy dedicata a Villiers de l’Isle-Adam. Le note seguenti valgano come introduzione.

Dicembre 1905. Léon Bloy concepisce l’idea di un opuscolo dedicato a Villiers e l’Isle-Adam, l’amico scrittore scomparso nel 1889. La brochure esce l’anno successivo presso l’editore Blaizot. L’occasione è fornita a Bloy dalla costituzione di un comitato per l’erezione di un monumento a Villiers. Incaricato della realizzazione del monumento è lo scultore Frédéric Brou, altro amico di Bloy. Bloy segue da vicino il progetto e Brou. Il 26 novembre del 1905 scrive nel suo Journal (p. 813): «A 11 h 1/2 vu Brou à l’atelier. Il a commencé la maquette du monument à Villiers. L’idée en est ingénieuse et le mouvement très beau». L’impressiona è confermata mesi dopo (16 febbraio 1906, p. 877): «Visite à Brou qui me montre son monument Villiers achevé, réellement très beau, prêt à être moulé». Nel frattempo Bloy si è assunto il compito di redigere, «de toutes mes forces», la brochure su Villiers «précédée d’une reproduction du monument de Brou» (p. 817). 
Ma bando agli indugi.

Léon Bloy
La resurrezione di Villiers de l’Isle-Adam

1

I cristiani non credono alla morte. Vita mutatur, non tollitur, dice la Liturgia: la vita è cambiata, non tolta.
Se qualcuno ha voluto questo, è il povero Villiers de l’Isle-Adam. La morte senza ritorno, maleodorante e inconcepibile, quale l’ambivano gli uccisori dei cigni, non era nei suoi mezzi.
Ecco dunque ciò che gli accade all’improvviso, diciassette anni dopo che si è addormentato. Arriva la Gloria, la gloria tutta nuda, senza ali né aureola, la gloria dei miserabili. Lo cava dal suo sepolcro e drizzando la bara ne strappa le assi con mano irresistibile… Il povero grande poeta, che non è morto, perché nulla può morire, dischiude gli occhi come un criminale malamente svegliato che si domandasse se è l’ora del suo giudizio o l’ora del suo supplizio. Uomo infelice e glorioso! Ha scritto alcune alte parole che i suoi contemporanei non hanno inteso e che, forse, faranno trasalire, nel giro di pochi anni, i rari sopravvissuti dell’intellettualità. La sua dipartita fu la gioia di molti: In nativitate ejus multi gavisi sunt, e il suo ritorno esaspererà i coccodrilli. Perché ritornerà, ve lo dico, in verità.

Sfortunato Villiers! Non dimenticherò i suoi tristi funerali in Saint-François-Xavier e la laida processione di uomini di lettere sotto la pioggia torrenziale. Quello dei suoi contemporanei che egli aveva più disprezzato, un ‘pontefice’ di fango e di letame, doveva, credo, deporre sulla sua tomba l’immondizia di un elogio funebre. Mi sono dato alla fuga a metà del tragitto.
Ma che fine deplorevole! L’ho raccontata altrove ed è meglio non ritornarci. Tristezza e orrore fino alla tomba…