lunedì 16 giugno 2014

Un nuovo Caino

Il male come sporcizia, come lordura, come putredine e disgregazione, come désordre sexuel, come stordimento – il male come fattore antropico, anzi e per meglio dire, etnico. Alludo qui a J’irai cracher sur vos tombes, romanzetto cattivo e scandaloso di Boris Vian, uscito nel 1946 (trad. it di Stefano Del Re, Sputerò sulle vostre tombe, Milano, Marcos y Marcos, 1998). Ma non distraiamoci. Il male come fattore etnico ho detto. Il nero vi è segregato. (Però nemmeno l’aggettivo etnico mi soddisfa, perché qui si dà per davvero un conflitto chimicamente puro – e un gioco romanzesco sulle apparenze e sulle identità). Questo male perpetrato dall’uomo bianco ai danni del nero opera una deminutio del nero, della sua salute, della sua forza, della sua superiorità antropologica. Questo male produce quell’umiltà abietta (humilité abjecte) che, instillata nel nero, consente al bianco (malriuscito) una supremazia altrimenti impossibile – quell’umiltà odiosa (humilité odieuse) che fa fiorire parole di pietà sulle labbra del nero. 
Con il male il bianco ha un suo commercio. D’altra parte è un elemento della sua creatività. Vi si ritrova e in una certa misura è in grado di gestirlo, in una certa misura ne è immune. Ecco allora la lindezza del bianco celare appena, sotto gli abiti alla moda, un corpo ripugnante, cereo, minato nella salute (si pensi al personaggio di Dexter), o il candore delle bobby-soxer tradire nella mise adolescenziale le malizie di una sessualità pandemica.
Il paradosso è rappresentato da Lee Anderson, il protagonista del romanzo, il nero bianco (nègre blanc), il meticcio e il camaleonte, doppiamente immune dal male (come lo abbiamo sin qui inteso) perché doppiamente dotato. Dotato anzitutto della natura del nero non conculcato – ne ha la complessione robusta flessuosa e agile, ne ha l’armonia, la musicalità, ne ha l’erotismo (bisogna immaginare sullo sfondo l’esotismo di Haiti, la frenesia del jazz…) –; e poi della cultura del bianco appagato, della cultura libresca, della cultura affaristica, della cultura di sopraffazione del bianco appagato, levigato, smussato. 
Non stupisce affatto che Lee Anderson sembri l’unico in grado di ritorcere il male contro il bianco in una vendetta perfetta e completa: la vendetta di un nuovo Caino.