sabato 5 luglio 2014

Pigrizie

Vespucci en Amerique, gravure de Theodore de Bry
La pigrizia, dice Cioran, «è uno scetticismo fisiologico, il dubbio della carne»; infine, la «miracolosa sopravvivenza del paradiso» (Sommario di decomposizione, Milano Adelphi, 1996, p. 38). Ma che significa che la pigrizia è uno scetticismo fisiologico ecc.? Né più né meno che l’indolenza confuta l’attivismo, la frenesia, l’epilessia; che, solo con questa sua apatia, l’uomo pigro confuta l’uomo engagé, l’uomo laborioso, l’uomo coscienzioso. Naturalmente per Cioran questo è un bene. Cioran sta dalla parte degli uomini pigri, i quali, quasi senza saperlo, si ritirano dal mondo, negano la storia, negano la volontà, in un esercizio di quotidiana nirvanizzazione (qui la psicanalisi potrebbe aggiungerci qualcosa); additano, disinteressandone, il non senso della vita, dell’esistenza. Il nirvāna è un po’ il paradiso dei buddisti, dunque ecco che la pigrizia è una sopravvivenza del paradiso – un paradiso forse dimidiato. Comunque un paradiso che sta nella carne, nell’indolenza della carne, nella sua mollezza, e non nell’abbandono dello spirito, nella beatitudine dello spirito. È, per dirla tutta – a mio parere ovviamente –, la felicità dell’uomo nello stato di natura, del pigro, dell’ozioso bestione di Rousseau.
Ma leggiamo per l’appunto qualche passo di Rousseau. Il primo dall’Essai sur l’origine des langues (Saggio sull’origine delle lingue, Torino, Einaudi, 1989, p. 59, nt.): «È inconcepibile a qual punto l’uomo sia naturalmente pigro. Si direbbe che non viva che per dormire, vegetare, restare immobile; a malapena riesce a decidere di fare i movimenti necessari per impedirsi di morire di fame. Null’altro che questa deliziosa indolenza mantiene tanto a lungo i selvaggi nell’amore della loro condizione. Le passioni che rendono l’uomo inquieto, previdente, attivo, nascono soltanto in società». Quanti temi cioraniani in questo passaggio! L’altro proviene dal Discours sur l’origine & les fondements de l’inégalité parmi les hommes (Discorso sull’origine dell’ineguaglianza…, Roma, Editori Riuniti, 2006, p. 193): «Si sa del resto che la maggior parte degli animali, compreso l’uomo, sono naturalmente pigri e si rifiutano a qualsiasi tipo di occupazione che non sia assolutamente necessaria».
Il pigro di Cioran è il pigro di Rousseau; ed entrambi discendono dal bestione in tutto simile alle bestie, dal bestione naturalmente pigro che ancora vive «nella condizione originaria» (ambigua âge d’or) e trascorre «giorni tranquilli e innocenti» (p. 110). Lo si capisce bene – o, se preferite, si coglie agevolmente questa somiglianza – in un capitoletto successivo del Précis intitolato ‘L’animale indiretto’. Ancora una nota. Quella «maledizione sospesa sopra la storia» (Sommario, p. 37) si chiama (Rousseau la chiama) perfettibilità