sabato 19 luglio 2014

Solo un'amara querela

«Esiste una sola vita che non sia impregnata degli errori che la fanno vivere? Esiste una sola vita chiara, trasparente, senza radici umilianti, senza, motivi inventati, senza i miti sorti dai desideri? Dov’è l’atto immune da ogni forma di tornaconto: sole che aborre l’incandescenza, angelo in un universo senza fede, o verme ozioso in un mondo abbandonato all’immortalità?» (Cioran, ‘Sommario di decomposizione’, Milano, Adelphi, 1996, p. 61). Constatazione anodina o querela amara?
«Ho voluto sopprimere in me le ragioni invocate dagli uomini per esistere e per agire». Certo, per toccare una identica «ebetudine» (p. 62) – piccola concessione che l’autore del Précis fa al suo prossimo – ma pure per cassare ogni azione, ogni agire, perché «non si può agire se non contro la verità» (p. 64) e «tutte le verità sono contro di noi» (p. 63). «Giustificabile è soltanto colui che pratica, in piena coscienza, l’irragionevolezza necessaria all’atto», «l’eroe che muore senza convinzione», la «prostituta» e lo «scettico» che intuiscono che «nella loro insignificanza, le voluttà e le verità [o le menzogne?] si equivalgono». Gli amanti, invece, gli amanti che ci credono, che credono alla loro illusione, alla loro idea, alla loro verità (gli idealisti) «sarebbero odiosi se nel bel mezzo delle loro moine non fossero sfiorati dal presentimento della morte» (p. 61).
Così gira il ‘mondo’: attorno all’illusione, alle illusioni: così è ma così non dovrebbe essere… Si scagionano gli eroi perplessi, le prostitute scettiche (perché mi piace immaginare fosse questa, in un primo momento, la figura affiorata alla mente dell’autore del Précis), gli amanti ‘tetanici’; si biasimano tutti gli altri – idealisti erranti senza giustificazione. Perché, senza giustificazione, tutti questi ‘altri’ vogliono qualcosa ‘in dimidiata coscienza’, senza che una qualche chiarezza (che tuttavia non è della vita) rischiari la loro intelligenza, compromettendosi.
È così ma non dovrebbe essere così. In questa divaricazione tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere si misura tutta l’accidia tanatosica dell’autore del Précis. «En verité, je vous le dis, vous périrez par la gravité» fa dire Arsène Houssaye a Thomas Corneille in una breve farsa; potremmo indirizzare le stesse parole a Emil Cioran… Si può davvero domandare di un sole che rifugga l’incandescenza, di un angelo librantesi pel ciel vuoto come lucida nuvoletta, o di un verme che non rosichi e… e deprimersi perché non stanno da nessuna parte? Parossismo del pensiero negativista. Nemmeno vuole essere un farmaco – si accontenta di essere un’amara querela.