giovedì 19 marzo 2015

Ancora sul libro...

Premesse, deduzioni, conseguenze, posizione di petizioni di principio, corollari... – non è altro, in null’altro si manifesta la razionalità, l’ordine, la ‘linearità’ e la ‘sequenzialità’ del discorso (e del testo). Non debbo ricordare – credo – che la Ratio è discorsiva; e nemmeno – credo – che il libro ha ‘incarnato’ e ‘manifestato’ questo ordine, lo ha fatto risplendere nell’impaginazione, negli indici, nella suddivisione in capitoli, nei sommari in testa ai capitoli, nella numerazione dei versetti ecc. Tutto questo – e cioè il libro così come lo conosciamo – ha una data di nascita, il XII secolo (rinvio qui a I. Illich, Nella vigna del testo, Milano, Raffaello Cortina, 1994, pp. 100 e ss.) e potrebbe avere una data di morte. 
Che cosa accade nel momento in cui il libro sparisce e il testo diviene ipertesto fruibile sullo schermo? Non è domanda campata per aria... Naturalmente per capirci qualcosa bisognerebbe evitare i travisamenti della hype, dell’iperbole, e quel dividersi i techies e in humies.
(Sempre linearità tra virgolette com’è lampante. Alla fin fine il tempo dell’ascolto o della lettura finché qualcosa, magari il morso del serpente di Valéry, non ti interrompe. La ragione discorsiva – pleonastica come l’intelletto intuitivo, ma, da che mondo è mondo, non ci si perita di utilizzarle queste espressioni – ha bisogno di tempo. Come tutto del resto...).