giovedì 19 marzo 2015

Baron Corvo colto alla fiocina

Parise, sulle barene della laguna veneziana per la pesca al cefalo con la fiocina, rammenta, chissà poi perché, quello stravagante, eccentrico autore conosciuto come Baron Corvo. In quei pressi, dice, egli si dava alle immersioni «scivolando da una nera gondola in attesa, che era la sua unica e amata magione: con vitto e alloggio si intende, e due gondolieri in attesa o pronti anch’essi al tuffo» (Lontano, Milano, Adelphi, 2009, p. 15). Si direbbe quasi che Parise lo abbia colto alla fiocina (Le piccole prose di Lontano di Goffredo Parise sono architetture verbali studiatissime. Il divertimento consiste, per il lettore, nel trovare il loro concio di chiave).
Voglio anche dire che Baron Corvo mi ricorda un’anguilla. Ma mi sia consentito un altro pensiero in libertà...
Lazzaro Spallanzani, naturalista, filosofo della natura del secolo XVIII, certamente non il Carneade di turno, così scrive ‘sopra le anguille’: «Assai volte mi sono preso il piacere di pigliarle alla fiocina. Conviene cercar que’ siti delle valli [si tratta delle valli di Comacchio] in cui l’acqua è poco profonda. Ove veggasi un tumore di fango che si sollevi dal fondo, si è quasi certo quivi sottovia nascondersi un’anguilla»... 
Penso a Montale…