venerdì 20 marzo 2015

Il signor Lgbt

Il signor Lgbt non è affatto un signore ma uno spettro e, bisogna ammetterlo, è perfettamente degno del cervello di chi se lo è inventato di sana pianta (e cioè, a scanso di equivoci, degno del cervello dell’omofobo). Tutta la nostra ammirazione va a questo inventore che ha saputo trarre dalla sana immondizia, e per un eccesso di cinismo, una così compiuta, traslucida figurina, il sig. Lgbt appunto, un luogo comune della più bell’acqua. Debbo forse aggiungere che i luoghi comuni fanno tremare le stelle? Perché a intenderli bene dicono cose terribili… Il soave Giulio Meotti (su Il Foglio del 16 marzo), affettando uno dei sorrisi dei maître d’hôtel, lo chiama ipocrita e perbenista, chiama ipocrita e perbenista il signor Lgbt quando meriterebbe l’epiteto di carogna e l’epiteto di obbrobrio! Già, perché questo signore – che talvolta viene anche chiamato mondo, mondo Lgbt, e talvolta lobby, lobby Lgbt – tollera certi versetti della Sunna, tollera che «lo Stato islamico getti dai palazzi di Siria e Iraq i reprobi omosessuali bendati, uno dopo l’altro», non ha niente da dire contro i fondamentalisti algerini degli anni ’90, niente contro Mahmoud Ahmadinejad, niente contro l’Is. Sputacchia però sulla dottrina morale della Chiesa, tuona contro il sig. Barilla e il sig. Mozilla, costringendoli a «umilianti scuse pubbliche», e, oggi, contro i signori Dolce e Gabbana. E se fa tutto questo, se sceglie di colpire taluni e di graziare gli altri, è perché «denunciare i fanatici islamici può costare la testa». Il signor Lgbt, anzi, i signori Lgbt sono dunque dei… «perbenisti». È davvero l’ultima parola che ci verrebbe in mente, ma, si sa, il corsivista tenero e soave tende a eufemizzare… No, che pensate?, non è una faccenda di coscienza: è la sua misericordiosa longanimità a farlo parlare così.