giovedì 19 marzo 2015

La confessione di Ceronetti

Era il 31 luglio dell’anno scorso e Guido Ceronetti se ne usciva su Repubblica con uno dei suoi articoli amareggiati e amareggianti. A distanza di parecchi mesi ritrovo quel che ne scrissi leggendolo. Lo propongo qui di seguito.
Guido Ceronetti (che amo) lamenta di non essere riuscito a salvare la lingua italiana e, per una specie di proprietà transitiva, gli italiani e l’Italia. La chiama una confessione – la confessione di un fallimento – e vorrebbe che apparisse forse come un bilancio della sua attività di scrittore (Ceronetti ha 86 anni). Chi conosce Ceronetti, tuttavia, sa bene che di intemerate simili è piena l’opera sua. L’Italia ‘sparente’ era già stata raccontata all’inizio degli anni Ottanta in Un viaggio in Italia. Mi vengono in mente le parole di Alfredo Giuliani (recensore del Viaggio): «Non ci venga a dire l’autore, come fa nelle due pagine introduttive, che andando in cerca dell’Italia ‘seriamente’, ne ha riconosciuto soltanto i fantasmi. L’evocazione, appunto, dei fantasmi è l’unica cosa seria per Ceronetti, la coltivazione dei fantasmi è la sua specialità». La pietas di Ceronetti è dura come un sasso...