venerdì 20 marzo 2015

L'impatto del digitale sulla lettura secondo Ferraris

Maurizio Ferraris, in un vecchio articolo su Repubblica del 24 luglio 2014 (a quella data risalgono anche queste note), parla dell’impatto del digitale sulla lettura, sulla letteratura e sull’apprendimento. Tante affermazioni di buon senso fra le quali: «La comparsa di Wikipedia ha generato una letteratura tendenzialmente più precisa e prolissa»; ed anche: «La lettura digitale è [...] più faticosa, non tanto per le caratteristiche dello schermo, quanto piuttosto per il continuo navigare fra link»; infine: «Questo procedimento si trasforma nella creazione di un nuovo testo».
Ferraris sottolinea che queste nuove abitudini di lettura rischiano, in alcune circostanze, di somigliare all’apprendistato di Bouvard e Pécuchet o a quello di Rousseau. Effettivamente i due strambi personaggi di Flaubert dànno inizio ogni volta a una nuova esperienza ‘linkando’, dirò così, naturalmente senza troppa convinzione, sulle difficoltà o sulle incognite in cui incappano. Quanto a Rousseau, nelle ‘Confessions’, aveva stigmatizzato il metodo improduttivo che all’inizio della sua avventura di filosofo e di erudito gli aveva suggerito di approfondire tutti i temi che un libro contiene interrogando altri libri: percorso virtualmente infinito… 
La tendenza dei personaggi di Flaubert e di Rousseau a rispondere a tutte le sollecitazioni che le esperienze conoscitive o i testi ci indirizzano rischierebbe insomma di dilagare e di disorientare i nuovi lettori. Si tratterebbe allora, conclude Ferraris, sempre con ammirevole buon senso, di educare i nuovi lettori o, per meglio dire, questi ultimi dovrebbero imparare a essere dei buoni lettori. Come dire: bisogna imparare a essere cittadini esemplari, a essere buoni cristiani, a rispettare le norme di igiene, a fare sport…