venerdì 13 marzo 2015

Pouyadou

Parodia e teologia si concentrano incredibilmente in una prosa di Léon Bloy ricompresa nella Sueur de sang. Bloy vi narra la vicenda del compositore Pouyadou. Pouyadou appartiene forse alla schiera dei compositori “letterari”, e cioè immaginati dalla letteratura, alla schiera dei Berglinger, dei Kreisler, degli Adrian Leverkuhn.
Pouyadou è il musicista del silenzio e al silenzio Pouyadou consacra l’intera sua opera. Un’opera monumentale, scritta per duecentosettantacinque strumenti eterocliti, impossibili, i due terzi dei quali non sono ancora stati inventati. Fra i numeri di quest’opera, Pouyadou tiene in particolar modo ai pezzi scritti per un ensemble di trombe completamente afone (les clairons du Silence), costruite sul modello, introvabile, delle trombe che abbatterono le mura di Gerico. 
Pouyadou non lavora per questo mondo ma per l’altro mondo. Per questa ragione intende consegnare alle fiamme la sua opera prima di morire. 
Per Pouyadou c’è solo un modo per concepire davvero la musica: è indispensabile che sia divina e cioè a dire silenziosa, chiusa, inchiavardata nel più profondo silenzio. Beethoven, artista divino, aspirava non a caso al silenzio. E difatti, dice Pouyadou, ottenne la grazia di diventare sordo.