venerdì 13 marzo 2015

Vivi pericolosamente!

Diego Fusaro cita Foucault. Scrive: «Oggi viviamo in uno stato d’eccezione totale. Foucault diceva che la massima del neoliberismo è “vivere pericolosamente”. Servono situazioni di emergenza per far passare misure che altrimenti nessuno accetterebbe». Può bastare; e può bastare per affermare che Foucault non dice quello che Fusaro gli fa dire e che dice un’altra cosa, una cosa molto più interessante. Intanto Foucault non parla di neoliberismo (liberismo è vocabolo tutto italiano e non ha corrispondenti nelle altre lingue) ma del liberalismo, di quel liberalismo che nasce nel XVIII secolo e si consolida nel XIX per entrare in crisi negli anni ’30 del Novecento e riformularsi nei decenni successivi. Giusto per offrire uno straccio di riferimento bibliografico rimando a M. Foucault, La questione del liberalismo in Biopolitica e liberalismo, Milano, Medusa, 2001, pp. 159-167. Il testo presentato è un estratto della lezione tenuta da Foucault il 24 gennaio 1979 al Collège de France. Ma proseguo... 
Che cos’è il liberalismo per Foucault? Una certa maniera di governare gli uomini, una certa forma di “governamentalità”. E che cosa fa? Produce e distrugge le libertà. Il liberalismo si contraddistingue per questa sua necessità di produrre le libertà da un lato e di limitarle, controllarle e minacciarle dall’altro; è un sistema di gestione di quelle libertà che, una volta prodotte, rischiano di confliggere e di compromettersi a vicenda; è un sistema di regolazione del meccanismo, o gioco, della libertà/sicurezza. Di che genere sono queste libertà? Le conosciamo bene perché sono ancora le nostre: libertà economica, libertà di mercato, libertà di discussione e di espressione, diritti civili ecc. Arbitro della libertà/sicurezza, il liberalismo si trova a dover gestire, basilarmente, il pericolo che questa opposizione comporta, a dover favorire o contrastare questa o quella libertà (economica, democratica, politica, civile) a detrimento o a favore di un’altra. 
Ecco che compare la parola “pericolo”. Di che genere di pericolo si tratta? Non del pericolo esterno ma di quello limitrofo, non della guerra ma della turbolenza quotidiana, non della carestia ma del rovescio economico ecc. Gli è che qui e non altrove, e cioè in seno al liberalismo, sorge – e può sorgere – una cultura del pericolo quotidiano, limitrofo, circoscritto. Così va inteso quello che Foucault definisce il motto del liberalismo e cioè il “vivi pericolosamente”. Quel motto non indica la volontà di qualcuno di metterci in pericolo ma la condizione generata dal meccanismo (tecnica o forma di governamentalità) in cui esperiamo la nostra vita, il nostro presente il nostro avvenire come fattori di pericolo.