giovedì 9 aprile 2015

L’imbarco per Citera

Leggendo una pagina di Lèon Bloy, il capitoletto intitolato L’embarquement pour Cythère di Le sang du pauvre, m’è venuto in mente, e pare inverosimile, Mario Adinolfi. Sarà che Bloy parla degli orfanelli e degli altri piccoli abbandonati rinchiusi nelle stanze dell’assistenza pubblica e imploranti talvolta la mamma o il papà... Anche Adinolfi, lo sappiamo, vuole la mamma e su questo suo desiderio ci ha scritto sopra un libercolo. La commozione di Bloy per le tenere creature, contenuta in poche battute, gli piacerebbe assai e ci sentiamo di incoraggiarlo davvero nella lettura di questo testo dove si parla dell’orfanello, del poverello, degli angeli custodi, della Vergine di La Salette cui si sono asciugate le lacrime… – ciò che evoca subito, nella mia testa, statuette di porcellana, medagliette e altra paccottiglia detestabilmente Kitsch. Ma Bloy non è un timido pinzochero né un pacioso collezionista di cimeli: è un potente polemista, un rude, collerico profeta e uno iettatore. Bloy vorrebbe spezzare le canne, infrangere le lampade; vorrebbe dilaniare coi denti... L’altro invece mangia, mangia eccome, e si capisce che si augura, con il Salciccione di Goldoni, il più bel dono che abbiano i viventi: buon stomaco, buon gusto e buoni denti… Dunque gli manca la fame e gli manca la collera: è fra gli imbarcati pour Citera e amerebbe appendere una copia Watteau alle pareti… Bloy, in fondo, ci piace perché, nei suoi eccessi, l’ironia può sempre immaginarsi che stia magnificando piuttosto che esecrando, innalzando piuttosto che abbassando. Quando ci dice che quegli orfanelli si asciugheranno le lacrime e s’imbarcheranno per una Citera un po diversa, che si spingeranno fino a Sodoma e che una ghigliottina completerà la scena campestre, verrebbe quasi da dire: Meno male! Forse sta qui il comico di Bloy cui alludeva Mario Praz… Ecco, quell’immaginario sorprendente è ciò che l’altro, impegnato a mangiar senza fatica, non può assolutamente permettersi.