mercoledì 1 aprile 2015

Un clamoroso pesce d’Aprile

«E come il sole non tralascia di levarsi tutto coronato dei suoi raggi, benché gli etiopi, che ne sono bruciati dal calore, lo carichino d’ingiurie […]» (Michel de Saint-Martin, Du respect deu aux eglises; et aux prestres, 1664). Il seguito non ha importanza e, per dirla tutta, la similitudine di questo abate a nome Michel de Saint-Martin (Saint-Lô, 1 marzo 1614 – Caen, 16 novembre 1687) non ha né capo né coda. Michel de Saint-Martin – ed è questa la ragione per la quale lo cito – fu vittima di un clamoroso pesce d’aprile. Furono certamente i suoi scritti sconclusionati – fra gli altri uno intitolato Moyens faciles & éprouvés par M. Delorme pour vivre cent ans [Mezzi facili e provati dal Sig. Delorme per vivere cento anni] –, scritti che distribuiva gratuitamente e largamente, a convincere quattro spiriti di Rouen a giocargli uno scherzo memorabile. Avvenne al rientro dell’ambasciatore Alexandre de Chaumont dal Siam. S’era all’inizio di aprile. Producendo lettere e documenti, gli autori dello scherzo riuscirono a convincere l’abate che Sua Maestà il re del Siam intendeva proclamarlo mandarino. Ci furono grandi preparativi e l’abate redasse memorie e lettere in quantità. Ovviamente non accadde nulla e ci volle parecchio tempo perché l’uomo riconoscesse di essere caduto vittima di un pesce d’aprile. Nel 1738, Charles-Gabriel Porée narrò la storia dell’abate Saint-Martin in un racconto intitolato La Mandarinade, ou Histoire comique du mandarinat de M. l’Abbé de Saint-Martin.