martedì 9 giugno 2015

Tutti sono utili e nessuno è indispensabile

Una frase ben costruita, non c’è che dire: contrappone tutti a nessuno, l’utile all’indispensabile. Immagino che contenga, in nuce, il pensiero dell’homo œconomicus, della razionalità economico-utilitaria. Ho già detto, seguendo L. B., che i luoghi comuni contengono ‘verità’ spaventose. Mi viene in mente il seguente passo del Vangelo di Luca (13,24): «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno». Qui, dove ai molti si contrappongono i pochi e alla via stretta la via larga, si escludono i molti, e si ha pur sempre la speranza di appartenere ai pochi. Nel luogo comune citato sopra, invece, si esclude soltanto l’indispensabile – e cioè a dire l’essenziale, l’assoluto (ab-solutus è ciò che è sciolto da ogni utilità) –; e non c’è sforzo sisifeo che valga. Peraltro, lo si dice chiaramente, l’indispensabile (non) è nessuno. Che male c’è nel non escludere nessuno? Non possiamo nemmeno fargliene una colpa, all’homo œconomicus… Ma perché l’homo œconomicus esclude l’indispensabile? Perché non gli è utile. Appena uno diventa indispensabile ecco minacciata tutta l’economia. Meglio: l’indispensabile non deve mai ritenersi tale e deve restare, nella considerazione che ha di se stesso, uno utile – utile a qualcosa e a qualcuno. Sii commensurabile o sparisci, questo il succo del discorso. La frase è di Lyotard. Sii commensurabile o (non) sei nessuno… Se ci si pensa bene l’indispensabile è tale solo per l’amore. «Mi sei indispensabile», dice l’amore. L’homo œconomicus ama qualcosa? Certo, ama il suo ‘utile’, che non è affatto un utile ma un indispensabile. Ecco l’indispensabile a cui, va da sé, non può proprio rinunciare.