lunedì 13 luglio 2015

La debolezza e la forza di Davide

Adrienne von Speyr è una scrittrice di cose religiose. Ci ha regalato un piccolo testo, pubblicato in Italia da Jaca Book (Milano 2003), sulle elezioni e missioni dell’Antico Patto. La sua lettura della missione di Davide mi è parsa notevole. Davide, dice Adrienne von Speyr, non né il primo né il secondo Adamo (l’idea non è nuova ovviamente); non è il pastore ingenuo che non si fa domande e nemmeno il Signore onnipotente e onnisciente. Eppure non è un uomo a metà: «ha sempre troppo o troppo poco, ma entrambi i casi gli sono permessi, a testimoniare una misura umana che deve misurarsi con l’incommensurabilità di Dio» (p. 53). Tralasciamo l’incommensurabilità di Dio. Malizioso, saccente, incline al proprio interesse, discutibile, Davide è un uomo di mondo. E nient’altro che un uomo, come rivela la sua «patetica nudità». Di fronte a sé ha Golia, il gigante forzuto e catafratto, «un simbolo di Dio e del suo potere». Davide inganna il potere, inganna Golia e il suo Dio. Dio si lascia «in certo modo ingannare» da lui; ne è conquistato perché lo vede così debole e si lascia confiscare la parola. Ancora: Dio fa credito a Davide e Davide «sta dinanzi a Dio come un bimbo davanti a sua madre» (ibid.). E questo è tutto o, se non altro, il mio interesse finisce qui. Ho raccontato questa ‘storia’ e qualcuno mi ha suggerito di sostituire a Davide la Grecia, a Golia l’Unione Europea e a Dio l’opinione pubblica. L’ho presa come una freddura.