domenica 13 settembre 2015

Bovarismi

L’università non è per tutti dice il bravo Antonio Gurrado sul ‘Foglio’ del dieci di settembre. L’ignoranza smisurata dei laureati alle prese con i concorsi pubblici lo ha convertito al numero chiuso nelle università, da estendersi anche alle facoltà umanistiche: la selezione metterebbe le cose a posto o, quanto meno, limiterebbe i danni di quello che propongo di chiamare, con Huxley, ‘bovarismo culturale’. L’argomento non mi convince e non mi convince perché mi piace pensare che alle giovani teste, jeunes et insouciantes, vada offerta più di un’occasione, che la selezione debba avvenire negli atenei e non installando ghigliottine ai cancelli dei medesimi. ‘Riaccademizziamo’ piuttosto i corsi che abbiamo ‘liceizzato’ (credo che questo linguaggio a Gurrado non dispiaccia): l’università avrà fatto, né più né meno, quello che ci si aspetta che faccia l’università… Comunque non me la prenderei ‘in via esclusiva’ con il bovarismo dottrinale, scientifico, culturale ecc.; c’è anche un bovarismo morale, spirituale, missionario. I ‘critici’ non dovrebbero trascurarlo. Che pensare di insegnanti, ricercatori, giornalisti che simulano soltanto lo zelo per il loro ufficio e che scambiano volentieri il vocabolario ‘spirituale’ per lo ‘spirito’? Son frodi anche queste. Suggerirei ai critici succitati la lettura di ‘Les secrets de la vie spirituelle qui en découvrent les illusions’ del padre gesuita François Guilloré… Fuori di celia, non dimentichiamoci, ce lo ricorda Jules de Gaultier, che il bovarismo è altresì ‘vitale’, per tutti.