mercoledì 16 settembre 2015

Ma dell’uomo sparente non abbiamo già fin troppe notizie?

Così G. K. Chesterton in La sfera e la croce (The Ball and the Cross): «Una delle grandi debolezze del giornalismo, come immagine della nostra esistenza moderna, è che è un’immagine fatta interamente di eccezioni. Per esempio, annunciamo con brillanti manifesti che un uomo è caduto da un’impalcatura, ma non annunciamo con brillanti manifesti che un uomo non è caduto da un’impalcatura. Eppure quest’ultimo fatto è fondamentalmente più eccitante, perché ci indica che questa torre semovente di terrore e di mistero – un uomo – è ancora in giro sulla terra. Che un uomo non sia caduto da un’impalcatura è realmente più sensazionale ed è anche qualche migliaio di volte più comune. Ma dal giornalismo non possiamo ragionevolmente attenderci che insista sui miracoli permanenti».
Sulla citazione ci tornerò dopo. Prima volevo dire che la fortuna di Chersterton, dalle nostre parti, presso i giovani e i meno giovani cattolici nostrani, è legata al fatto che ‘fa ridere’. Anche Claudel, che con Chesterton, a giudizio di André Molitor, ha restituito dignità alla letteratura di ispirazione cattolica, fa ridere, benché la sua comicità non sia stata sempre riconosciuta. E così Darius Milhaud, il compositore Darius Milhaud, l’indomani della morte dello scrittore, cui era legato da sincera amicizia, volle anzitutto ricordare, dell’uomo, la formidabile bonomia, la bonomia che sfiorava la buffoneria, la bonomia che, insiste Milhaud, irrorava le sue opere, le più grandiose, Protée (mai messo in scena e di cui Milhaud realizzò le musiche di scena). E come dimenticare che in una piccola pièce destinata al teatro di marionette intitolata L’Ours et la lune, Claudel volle che la luna somigliasse alla regina Vittoria? Insomma l’idea che la letteratura cattolica debba essere milizia, propaganda, agitazione, che debba ricordare di continuo Ugo Mioni, ha trovato nei due campioni una smentita.
Ma io cito Chesterton perché a citare il passaggio riportato qui sopra non è un italiano ma un francese, è Fabrice Hadjadj. Hadjadj è un filosofo, uno scrittore e un giornalista cattolico. Recentemente (il 6 di settembre) ha inaugurato una rubrica sul quotidiano Avvenire che ha chiamato ‘Ultime notizie dell’uomo’. Benché il nome della rubrica faccia supporre il contrario, Hadjadj non intende far ridere bensì far piangere; non fare dello humour bensì lagnarsi e propinarci un fervorino. Almeno in questo suo primo contenuto inaugurale. Peraltro, dell
uomo sparente, lì lì per sparire del tutto, non abbiamo già fin troppe notizie? 
Hadjadj, che non è uno stupido, prende Chesterton alla lettera: i giornali tralasciano il ‘quotidiano’, il ‘comune’: non ci dicono che Tizio (un uomo) respira, che Caio (un uomo) digerisce una scaloppina, che Sempronio (un uomo) è ancora capace di vedere tutti i colori dei vestiti di sua moglie e, soprattutto, ciò che più commuove, di tenere il figlioletto per mano. Invece ci raccontano, i giornali, i quotidiani, che presto avremo automobili senza conducente, che da qualche parte ci sono dei kamikaze, dei cyborg (sic!). Insomma la celebrazione del trans, del post o dell’inumano in luogo di quella della felicità domestica o della fisiologia umana. Se in tutto questo c’è dell’umorismo è sicuramente involontario.
Gli è che gli esercizi di retorica sul bel tempo andato, lo sanno bene quei giovani che ancora ascoltano i vecchi, riesce, al più, noioso, ma nei casi peggiori stucchevole. Non debbo aggiungere che sono soprattutto i ‘credenti’, di ogni fede e razza, a lasciarsi andare a questa pratica. Già le loro conversioni le interpretano come inversioni a ‘u’, ritorni alla casa del padre, alla vita, recupero delle tradizioni, risalita di quella curvatura etica del ‘pensiero debole’ che ha indotto la decrescita demografica (leggo la lettera che il Rabbino Laras, presidente emerito dell'Assemblea Rabbinica Italiana, invierà agli ebrei italiani in occasione del nuovo anno ebraico; un’altra lagna…). Ora, un modo per sfuggire alla retorica è quello di esagerare la retorica: ce lo hanno insegnato il sarcasmo e l’ironia di Bloy. Hadjadj è troppo intelligente per non saperlo. Per esempio gli è capitato di suggerire stili di vita alternativi incoraggiando un’eccellenza rovesciata: «creare scuole d’insuccesso, allenarsi alla contro-performance […] proporre ai nostri figli concorsi di sparizione e di oscurità» (Réussir sa mort, anti-méthode pour vivre, Paris, Plon, 2005). Che poi noi vi si ravvisi il consueto e molesto odium sæculi è un’altra questione.
Torno a Chesterton per aggiungere che è con una buona dose di enfasi che all’Avvenire traducono un uomo, a man, con l’uomo. Suggerisco l’impiego della retorica delle maiuscole.