lunedì 21 settembre 2015

Virtù invisibili e virtù visibili

Chesterton dice che la virtù cattolica è spesso invisibile […] perché essa è la virtù normale» (La sfera e la croce, in Opere scelte, Firenze-Roma, Casini, 1956, p. 230). Ciò fa pensare che ci siano delle virtù anormali e scandalose – il che mi pare molto interessante. Ma la prima cosa che intendo comunicare è questa: la proposta di Ceronetti di organizzare un servizio erotico per gli anziani, sul modello del sevizio erotico per i disabili, non mi pare affatto sconveniente. Un secolo di sessuologia non ci ha cavato dalla testa l’idea che i vecchi c’entrino poco con il sesso e che quando perseverassero in eroticis sarebbero dei satiri, dei maniaci. E questo è un male. Ceronetti presenta il «vantaggio» – ma preferisco dire virtù – della sessualità senile in questi termini: «Il cosiddetto istinto che acceca e spinge a procreare (cosa dall’utilità discutibile) piglia altre strade: si depura e spiritualizza, o si perverte e materializza» (Tragico tascabile, Milano, Adelphi, 2015, p. 34). Questo mi fa pensare che forse una delle cifre dell’umano passi attraverso una sessualità affrancata dalla riproduzione (procreazione, correggerebbe Fabrice Hadjadj, perché non siamo fotocopiatrici). Un sesso pour le plaisir è un sesso consapevole della morte – consapevolezza che è poi il sapere antropologico per eccellenza. Chi lo pratica non inganna più la propria mortalità con la bugiarda promessa di una sopravvivenza biologica; chi lo pratica ha imparato a ingannare la vita – e cioè il programma psicobiologico di sopravvivenza della specie. Nessuna inibizione dell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi e tutto confluisce ‘sterilmente’ sotto un cielo di lattice.
Qualche cattolico – quarantenne, sposato con prole e pubblicista… – immagina di scandalizzarci tutti quanti riscoprendo, come mille altri prima, tutti cresciuti all’insegnamento di padre Mauri, le gioie e i dolori, per non parlare delle puzze e delle sporcizie, della ‘fisiologia’ del talamo. Siamo onesti fino in fondo e apprezziamo il coraggio e il rischio connessi alla spiritualità sponsale: qui si vuole dare uno schiaffo all’avarizia, concedersi un lusso, sperimentare elevazioni sublimi. E quale brivido nella rinuncia al calcolo del condom! Una monta senza precauzioni! Chiamiamola Amore… E tuttavia, e sempre per essere onesti fino in fondo, il rischio al servizio dell’amore di cui conciona Emiliano Fumaneri, alias Andreas Hofer, ricorda molto l’acqua di rose. Che uno sposo o una sposa impegnino la propria carne esponendosi al rischio di una ferita solo perché lo sposo non s’incappuccia… Insomma, a meno che lo sposo non si catapulti dal comò, magari nel costume di un supereroe, l’unica cosa che rischiano è la gravidanza della sposa. Gli è che la virtù normale è invisibile, come dice Chesterton; lo stesso vale per il rischio.
A Fumaneri io preferisco Fabrice Hadjadj perché scrive in francese. Ma Hadjadj e Fumaneri dicono poi le stesse cose: non c’è che l’atto sessuale fecondo dell’uomo e della donna (degli sposi) e tutto il resto è rappresentazione fantasmatica, è igiene, è salute. E l’OMS che parla di salute sessuale vorrebbe forse predisporre il servizio di un guardaboschi per ogni Lady Chatrerley (La profondeur des sexes. Pour une mystique de la chair, Paris, Seuil, 2008)? Povero Hadjadj che vorrebbe scandalizzarci con la sua pruderie! E qui torno al servizio erotico di cui parla Ceronetti; torno ai vecchi di Ceronetti e a quella loro «persistenza del desiderio che è madre di tutte le disperazioni» – alla loro virtù. Già, sono questi vecchi l’umanità scandalosa e virtuosa.