lunedì 12 ottobre 2015

Liberté, Egalité, Homosexualité

Giorgio Salzano – non so chi sia – scrive a Claudio Cerasa – il giovane direttore del Foglio – per dire che tutta quanta la questione gli è venuta a noia. La questione è quella delle unioni civili e a renderla noiosa ci hanno pensato proprio i Cerasa, i Salzano ecc. Sul ‘noiosa’, quindi, non si discute; tuttavia, aggiunge Salzano, è pure filosofico-politica. Come incenerire due aggettivi pregni di significato! E perché sarebbe filosofico-politica? Perché, conciona, «la democrazia è intrinsecamente omosessuale, perché intrinsecamente omosessuale è la filosofia dell’io su cui si basa: l’io (checché esso sia) infatti non ha sesso». Chi ci sta dietro questo pensierino? Quasi nessuno o forse quella testolina bricconcella che risponde al nome di Fabrice Hadjadj. È simpatico Hadjadj e anche molto urbano. Occupandosi principalmente dell’Uomo, de l’Homme, Hadjadj ci propone una lectio tutta sua e naïve, naïve per finta, della parola omosessualità (homosexualité). Che sia un neologismo lo sanno (quasi) tutti; ebbene, questa unione di un suffisso latino con un prefisso greco è indiscutibilmente, dice Hadjadj, contre-nature (da notare la finezza della sua ironia); perché allora non concedere a questa costruzione la purezza latina? «Homosexualité significherà allora letteralmente sessualità dell’uomo, sexualité de l’homme, in generale». (Vi invito sempre alla lettura di La profondeur des sexes. Pour une mystique de la chair, Seuil, 2008, dell’impareggiabile Hadjadj). Naturalmente Salzano da queste premesse, che è merito nostro aver esplicitato, trae le sue conseguenze. Eccole: «Poiché gli uomini sono naturalmente portati a tener conto della differenza sessuale (con tutto ciò che essa implica per la riproduzione umana attraverso la quale la società si preserva), allora è lo stato democratico a dover intervenire per proibire le discriminazioni. Ciò significa (per un sillogismo che non sto a esplicitare) che lo stato democratico è intrinsecamente totalitario». Nella confusione di concetti emerge la consueta tautologia, caratteristica, diceva qualcuno (Barthes), del pensiero borghese: la natura è la natura. E, come nel caso dei poujadisti, i temi dei genderisti (e cioè dei detrattori del cosiddetto ‘Gender’), anche qui Barthes ci è utilissimo, sono temi romantici degradati. Il più romantico e degradato ce lo ha illustrato ancora recentemente Scurati in Il rumore sordo della battaglia: «Il barcaiolo […] afferrò per i capelli la sua nuova serva, ora ammutolita, e la trascinò via, reggendo in una mano la clava e nell’altra i capelli corvini della femmina».