domenica 8 novembre 2015

Così forse ci parla oggi quel celebre dramma surrealista di Apollinaire

Apollinaire, in quell’inizio di secolo, prendeva sul serio il problema del ripopolamento della Francia. Per ‘incoraggiarlo’ scrisse Les mamelles de Tirésias, che è perciò opera, parlo con ilarità di cuore, legata all’incoercibile contingenza del momento. Non è senz’altro questa la ragione per la quale Apollinaire insiste nel rimarcare, sul manoscritto della pièce, tre date, il 1903, il 1916 e il 1917, anteponendo questa indicazione a quella di drame surréaliste che appare più interessante. Tuttavia il seguente ‘avvertimento’ contenuto nella prefazione autorizza, per così dire, una congettura. Scrive Apollinaire: «Il tema è così commovente, a mio avviso, che consente che si dia alla parola dramma il suo senso più tragico, ma spetta ai francesi, se si rimetteranno a fare figli, far sì che l’opera possa chiamarsi d’ora innanzi farsa [Le sujet est si émouvant à mon avis, qu’il permet même que l’on donne au mot drame son sens le plus tragique, mais il tient aux Français que, s’ils se remettent à faire des enfants l’ouvrage puisse être appelé, désormais, une farce]». La congettura è questa: Apollinaire indovinava che, di lì a poco, il problema del ripopolamento, così sentito nella Francia tra i due secoli e nel 1903 e nel primo dopoguerra, sarebbe apparso stravagante e che il suo dramma surrealista sarebbe divenuto, appunto, una farsa. Il che forse gli suggerì una qualche messa a punto del testo drammaturgico. Apollinaire riunisce i suoi intendimenti nel seguente passaggio della sua prefazione: «Ho preferito dare libero corso a questa fantasia che è la mia maniera d’interpretare la natura, fantasia che secondo i giorni si manifesta con più o meno melanconia, satira e lirismo, ma sempre, e finché mi è possibile, con buon senso, dove c’è talvolta abbastanza novità per urtare e indignare, ma che apparirà, alle persone, in buona fede [J’ai mieux aimé donner un libre cours à cette fantaisie qui est ma façon d’interpréter la nature, fantaisie, qui selon les jours, se manifeste avec plus ou moins de mélancolie, de satire et de lyrisme, mais toujours, et autant qu’il m’est possible, avec un bon sens où il y a parfois assez de nouveauté pour qu’il puisse choquer et indigner, mais qui apparaîtra aux gens de bonne foi]». Si tratta, qui, anche di sciocchezze e a prevalere su tutto è la fantasia – a prevalere su tutto è l’ironia. Ma il componimento, che Apollinaire lo indovinasse o no, non avrebbe solamente superato il suo ‘stadio’ di dramma per mutarsi in farsa – per confermare la propria longevità s’è imbozzolato per rinascere satira e parodia degli scenari distopici schizzati dai catastrofisti d’oggi. Così forse ci parla oggi il dramma surrealista Les mamelles de Tirésias di Apollinaire; ed è gran cosa. Pensate, una donna che si smammella per divenire un fusto e poi un soldato, un senatore, un chimico, un filosofo e così via! Pensate, un uomo che genera 40050 figli in un solo giorno e che li colloca sul mercato del lavoro e che diventa ricco! – Ecco il gender e il transgender e quella Sodoma che, ci ricorda Hadjadj, è indistinguibile dall’Eden; ecco il futuro liquido, il paradiso dei consumatori ecc. ecc. Diciamocelo, in questi scenari, poca realtà e tanta letteratura – la realtà minacciata dalla letteratura. E il non capire che la realtà è invece minacciata dalla surrealtà. «Quando l’uomo ha voluto imitare la marcia – avverte Apollinaire – ha creato la ruota che non somiglia a una gamba [Quand l’homme a voulu imiter la marche, il a créé la roue qui ne ressemble pas à une jambe]». Al limite nuovi impieghi per vecchie funzioni e questo, con buona pace di Hadjadj, non significa affatto rifiutare il dramma, né la falsa pretesa di mettere il sesso dove uno vuole e senza danno.