venerdì 13 novembre 2015

I rigoristi dell’orgia (secondo F.H.)

Capitò una volta, al prode Hadjadj, di dare del moralista a un piccolo borghese. Avvenne prima della sua conversione, nei giorni in cui leggeva di antropologia e ignorava il Talmud e la Bibbia – o quel monsieur Brisset da cui il suo libro sul sesso prende l’abbrivio (Brisset lo conosciamo tutti per averlo letto ne L’Anthologie de l’humour noir di Breton); nei giorni in cui pensava che le massime cristiane, le massime giudeo-cristiane fossero «repressive e arretrate»; nei giorni del suo immoralismo. Il piccolo borghese, con la sua squisita «buonafede dei cortili di scuola», gli disse qualcosa che gli fece «abbassare la cresta»; gli disse: «Chi lo dice lo è mille volte più di me!» (Mistica della carne, Milano, Medusa, 2009, p. 15). Hadjadj ci assicura che il piccolo borghese aveva ragione e lui, l’immoralista, torto. Perché? Ovviamente perché Hadajdi, Hadjadj il convertito, vuole salvare le massime giudeo cristiane repressive e arretrate; e dunque l’immoralista è un po’ come l’anarchico. E come un anarchico che si rispetti «finisce per piazzar bombe», un immoralista… Che fa un immoralista? Hadjadj non cita mai Gide e perdendo per strada il suo argomento – e il suo argomento è: si finisce per piazzar bombe –, conclude dicendo il contrario: si diventa dei moralisti, dei rigoristi dell’orgia, degli erastai coi loro eromenoi ecc. È, ripete Hadjadj, che nella pagina successiva si smentisce di nuovo, «una regressione verso un moralismo stantio, buono per il Musée de l’Homme» (p. 16). Stantio? Senza quella puzza che rende obbligatorio osservare una certa distanza, la tentazione di gettarsi nell’orgia non troverebbe ostacolo. Così deve aver pensato il buon Hadjadj.