venerdì 6 novembre 2015

Spécialement dans nos culottes, bien sûr

Il bravo Hadjadj (Fabrice) non manca nemmeno uno dei suoi appuntamenti settimanali con Avvenire (il quotidiano). Anche domenica scorsa ha compilato la sua rubrichetta intitolata ‘Ultime notizie dall’uomo’. Che cosa dobbiamo intendere con questo titolo Hadjadj lo ha spiegato nel suo primo contributo e credo di poter compendiare così il suo pensiero: le ultime notizie dell’uomo sono le notizie dell’ultimo uomo, ché l’uomo va sparendo, sostituito da qualcosa che non è più l’uomo ma un’altra cosa: un cyborg, un ibrido, un dissociato «sazio nel suo ristretto ambito» (come afferma nel suo Mistica della carne. La profondità dei sessi Milano, Medusa, 2009, p. 97, di cui caldeggio la lettura). Il titolo del suo ultimo intervento (di domenica scorsa) è non a caso ‘La société de la dissociation’, ma quelli di Avvenire, forse suggestionati dalle ultime notizie provenienti dall’OMS, hanno preferito qualcosa di più prolisso e di meno icastico: ‘Dal fitness al fast-food, siamo sempre più dissociati dalla carne’. Hadjadj, effettivamente, parla del fitness e del fast-food. Bene, dove sta la dissociazione, p. e., nel fitness? Beh, sta nel fatto che montiamo sopra una scala mobile per raggiungere la palestra dove pedaleremo inforcando una bicicletta che non si sposta di un centimetro. Che lo scopo del tapis roulant non sia una passeggiata nel bosco, il tragitto del flâneur, che non sia né un procedere verso est «per comprendere la storia» né un procedere verso ovest e cioè «verso il futuro, con spirito intraprendente e avventuroso» – ho citato tante volte Walser e il suo di spirito ‘avventuroso’; qui cito Thoreau, quel suo piccolo scritto intitolato Walking (Camminare, Milano, Se, 1989, p. 27) – che non sia dunque quel che ho detto bensì una maniera per mandare giù la pancia, Hadjadj lo sa benissimo. Ma non sono le obiezioni a interessarlo e saprebbe replicarci che gli uomini ingrassano proprio perché sono dissociati ecc. In effetti, Hadjadj è soprattutto interessato a ripeterci che la dissociazione di cui cadiamo vittima è soprattutto nelle mutande, spécialement dans nos culottes, bien sûr. È un tema a cui appare assai affezionato e forse bisognerebbe cominciare a domandarsi il perché: tra le nozze (sue) e il funerale (suo, che mi auguro remotissimo) pare non occuparsi d’altro. Comunque qui la dissociazione è tra la copula e la procreazione e, come ogni dissociazione che si rispetti, non va bene. Mette da un lato il piacere e il divertimento e dall’altro la serietà dell’ingegneria dell’umano. E invece questi lati, questi frammenti, questi cocci, questi brandelli… andrebbero (ri)congiunti, (ri)cuciti. Come se questa loro ‘dissociazione’ non fosse un po’ la cifra dell’umano, ché è la medesima che presiede alla scrittura e, anzitutto, alla scrittura del corpo. Ma mi interrompo qui.