mercoledì 25 novembre 2015

Un pensierino sull’attizzatoio di Wittgenstein

Popper nella sua autobiografia ricorda il litigio con Wittgenstein. S’era nell’ottobre del ’46 (il 6 di ottobre) e Popper, invitato da Wittgenstein, parlava al King's college di Cambridge. Finì come sappiamo: Wittgenstein agitò l’attizzatoio del camino dinanzi a Popper, poi lo scaglio da qualche parte e se ne andò. Ma ciò che più m’importa nell’aneddoto è quest’altra osservazione di Popper: Wittgenstein utilizzava l’attizzatoio come un direttore utilizza la sua bacchetta per sottolineare le sue affermazioni. Sappiamo che un direttore fa molto di più, che non si limita a sottolineare le ‘affermazioni musicali’, ma l’immagine suggerita da Popper è interessantissima. Proviamo ad avanzare una qualche ‘illazione’. Anzitutto dobbiamo immaginare il nostro filosofo/direttore impegnato in qualcosa come una lezione o una conferenza e cioè immaginarlo in una fase successiva all’elaborazione/creazione del concetto, dell’idea, in una fase successiva alla scrittura/composizione, in una fase in cui, mandata a mente la sua partitura concettuale, si predispone a interpretarla, a dirigerla. D’accordo, forse tollererà che un ascoltatore ignaro del tetro velo dell’etichetta vigente nelle sale da concerto lo interrompa per improvvisare un assolo, come avviene nel jazz, ma la sua ambizione sarà sicuramente quella di ‘dirigere’ finanche i pensieri altrui.