giovedì 7 gennaio 2016

Claude Hastaire

Claude Hastaire, classe 1946, è un pittore, uno scrittore e chissà cos’altro. Forse è davvero uno di quei soldati romani provvisti di giavellotto. La scelta dello pseudonimo – hastaire dal latino hastarius, da hasta, lancia – significherà pure qualcosa, ma questo qualcosa Claude Hastaire non me lo ha ancora rivelato. Hastaire ha seguito i corsi dell’Ecole nationale superieure des Beaux-Arts di Parigi; ha viaggiato un po’ dappertutto. La sua pittura s’ispira a Jean Fautrier ma non solo; è affinata e ruvida; e non sembra conoscere dubbi. Posso sbagliare – mi perdonerà la facezia – ma mi pare che vi prevalgano i colori dell’ecchimosi o il nero del tartufo (sono i colori che Michaux assegna all’Ecuador degli altipiani). Hastaire – l’ho già detto – è anche uno scrittore, un critico e – aggiungo – un uomo intelligentissimo. Adora Flaubert, ha conosciuto e frequentato Marcel Jouhandeau e molti altri. Qualche giorno fa Hastaire ci ha raccontato uno dei suoi preziosissimi aneddoti. Era a Palermo, su una terrazza di un palazzo della periferia. Con lui André Green, lo psicanalista scomparso recentemente. Sorseggiavano Champagne. Hastaire si rivolge a Green e gli dice: «Ho amato molto il suo libro sul ‘Cartone di Londra’, è davvero rimarchevole». Il terribile Green sorride e lo squadra dall’alto della sua statura e dietro il suo papillon ribatte: «H., è molto gentile da parte sua e le credo. Ma è sorprendente […] I pittori sono d’abitudine così gelosi fra loro». Un bell’esempio di humour degli psicanalisti conclude Hastaire.