martedì 16 febbraio 2016

Antonin Scalia, in mortem

Creare un poncif sappiamo tutti che significa perché tutti conosciamo la provocazione di Baudelaire: «Je voudrais créer un poncif», diceva, o qualcosa del genere, non ricordo più. Ma anche pronunciarlo, un poncif, pronunciarne uno «di stagione», come dice Arbasino, possiamo immaginare bene che significhi. Per esempio l’intelligencija reazionaria, quella che si immagina chic, celebrando oggi e ieri – e certamente lo celebrerà anche domani – il giudice della Corte suprema americana Antonin Scalia, morto di morte naturale durante una battuta di caccia il 13 di febbraio, quella intelligencija lì, insomma, pronuncia davvero un paio di poncif definitivi: «un gigante del pensiero giuridico conservatore» per aver ricordato agli americani che avevano voglia di ascoltarlo che la sodomia e l’aborto sono stati crimini per oltre duecento anni (negli Usa, ovviamente); un «honnête homme, il tipo di uomo di cuore e uomo di mondo» per aver ingravidato nove volte la moglie e per il gusto della freddura (o della barzelletta). Però forse Scalia, Scalia il testualista – per il quale la costituzione (americana) non è viva bensì morta, onestamente morta, onevorevolmente morta, e lettera morta da cui non è lecito discostarsi – però forse Scalia merita la parola asfissiata di quei giornalisti chic: lui, Scalia, che fece della Carta americana un ingombrante poncif.