domenica 21 febbraio 2016

Mariarosa Mancuso sulla dipartita di Eco

Muore Umberto Eco e Mariarosa Mancuso ci rammenta subito che Eco è l’autore di un best-seller in grado di rivaleggiare, quanto a volumi di vendita, con quello di Dan Brown. A chi non sarebbe venuto in mente? A chi non sarebbe venuto in mente di menzionare le performances di Sean Connery e di Tom Hanks? E quella invidia dell’accademia italiana per il successo di Eco, e quel rosicare dell’accademia italiana per il suo successo clamoroso, a chi non sarebbe venuto in mente di ricordarli? Poi il calo, l’indebolimento, l’esaurimento, fino a quel «faccio tardi la sera per rileggere Immanuel Kant», in compagnia di Zagrebelsky, che suscita tanta, tanta tristezza: dies amara valde. L’Umberto Eco migliore, quello dell’elogio a Franti, si sarebbe sfottuto da solo se solo avesse saputo di finire… di finire antiberlusconiano. Già, perché il problema fondamentale, assolutamente fondamentale, è un po’ sempre lo stesso: il politically correct (e a che pensavate? alla guerra? alla miseria?). E allora bisogna disporre qui e là indicazioni segnaletiche che ci riconducano dove casca l’asino, e cioè al problema fondamentale, assolutamente fondamentale, disporle anche a vanvera, alla carlona, a muzzo; anche in un articolo intitolato ‘Che cosa abbiamo imparato da Umberto Eco’. A proposito: che cosa pensate che ci abbia insegnato Umberto Eco? Il politicamente scorretto! A chi non sarebbe venuto in mente?