sabato 19 marzo 2016

Chopin ‘contronatura’

Così Ludwig Rellstab sui Notturni di Chopin: «Dove Field sorride, Chopin fa una smorfia ghignante; dove Field sospira, Chopin geme, dove Field scrolla le spalle, Chopin contorce il corpo intero; dove Field mette qualche condimento nel cibo, Chopin getta una manciata di pepe di Cajenna. In breve, se si mettono le incantevoli romanze di Field davanti uno specchio concavo che le distorca in modo che ogni tratto delicato diventi grossolano, si ottiene l’opera di Chopin. Noi imploriamo Chopin di tornare alla natura» (cit. in P. Rattalino, Fryderyk Chopin, ritratto d’autore, Torino, Edt, p. 68). Le affermazioni di Rellstab, autorevole critico dell’epoca di Chopin, oggi ci fanno ridere. Certo, nessuno ascolta più Field, che è poi l’inventore del notturno pianistico; e un ascolto attento di Field, chiosa Rattalino, ci permetterebbe un proficuo confronto tra i due, di cogliere le mostruose deformazioni chopiniane e quel suo allontanamento dalla ‘natura’ – lo Chopin ‘contronatura’. Ora, questo Chopin ‘contronatura’ deve essere invece apparso riconoscibilissimo ai suoi contemporanei. Di qui l’interesse degli psicologi, dei patologi, dei frenologi per il corpo e la mente di Chopin. Un esempio: André Rabs, psicologo: «Fronte estremamente ampia e di forma rettangolare. Grande recettività all’ambiente esterno. Gli occhi molto infossati e molto ravvicinati indicano una forma di specializzazione e di tecnicismo. Le sopracciglia orizzontali indicano la negazione di un problema metafisico. Invece la base del naso, molto larga, lascia presupporre un bisogno di attività, unito alla necessità di dare, come pure di ricevere. La testa indica concentrazione: un atteggiamento metodico ed ordinato. La bocca piuttosto grande, il labbro prominente, suggeriscono pulsioni istintive che egli cerca costantemente di cerebralizzare. Il modo di ricondurre la mano destra sulla sinistra e la scriminatura portata a sinistra indicano una continua ricerca del passato del quale non ha mai saputo liberarsi. Fino ad un certo punto essa può spiegare il fatto che la malattia di Chopin fu certamente più effetto di una conseguenza psichica che non il risultato di uno stato puramente fisiologico» (cit. in B. Gavoty, Chopin, Milano, Mondadori, 1975, p. 378, nota 1). Bene, se Field ci dà la misura dello Chopin mostruoso, che farà per esempio Scriabin?