sabato 19 marzo 2016

Se gli stratagemmi di Nietzsche ingannano solo Girard

«Pur di smantellare il culto di Wagner, Nietzsche è ricorso a vari stratagemmi, ad esempio proponendo Bizet quale divinità musicale sostitutiva. Nemmeno un bambino verrebbe ingannato da un trucco del genere, ma noi tutti ci lasciamo ingannare, o fingiamo di esserlo». Così Girard nel suo ‘Il superuomo nel sottosuolo’ in La voce inascoltata della realtà, Milano, Adelphi, 2006, p. 93. È un pensiero pregno e che merita di essere indagato.
Innanzitutto, perché lo stratagemma della sostituzione non è credibile o, meglio, non ingannerebbe nemmeno un bambino? Questo bambino è un artificio retorico o qualcosa di più? Dire che non ingannerebbe neppure un bambino significa dire che lo stratagemma è allo scoperto, esibisce tutta la sua fragilità – la fragilità che anche un ingenuo o uno stupido sono in grado riconoscere senza sforzo. Che pensare di un simile stratagemma? Non sarà ancora di più uno stupido colui che vi ricorre?  Girard è propenso a rispondere di sì.
Ovviamente Nietzsche non era esattamente uno stupido, uno stupidino, un bambinetto, no, Nietzsche era folle, era quasi schizofrenico, era vittima di un doppio vincolo (double bind), di una comunicazione contradditoria che gli imponeva una duplice ingiunzione: «Imitami!»; ma anche «Non imitarmi!». (Va da sé che questa duplice ingiunzione proveniva da Wagner). Dunque se Nietzsche ha preteso di farla franca con uno stratagemma così stupido – quello della sostituzione – è per queste ragioni. È così?
Eppure sostenere che Nietzsche intendesse ricorrere a uno stratagemma da stupidi – e cioè a quella stupidissima sostituzione – non è, precisamente, da stupidi? Non significa ingannarsi su uno stratagemma che per essere così allo scoperto – che per essere così scopertamente uno stratagemma – dovrebbe insinuare prima di tutto il dubbio che chi lo ha proposto lo abbia voluto esattamente così? La musica di Bizet, scrive Nietzsche, «non fa sudare» (‘Il caso Wagner’ in ‘Scritti su Wagner’, Milano, Adelphi, 1979, p. 165) e ha detto quasi tutto. Ma poi, perché una simile sostituzione sarebbe sciocca? Perché è impossibile che Nietzsche la potesse operare o perché è impossibile che chiunque la possa operare?
Nel primo caso bisognerebbe avere un quadro completo della stupidità (follia) di Nietzsche. Ecco, credo che Girard ammetta questo primo caso e non pensi nemmeno al secondo. E, infatti, Girard sa – ne è certo – che Nietzsche è pazzo. Soltanto che qui sorge una difficoltà insormontabile, perché se quella sostituzione è impossibile – e dunque folle o stupida se tentata – solo se si (ri)conosce la follia di Nietzsche – solo se si conosce tutto Nietzsche – allora la sua follia, la follia o la stolidità della sostituzione, è inintelligibile al bambino. Ecco perciò sopravanzare il secondo caso: nessuno si sognerebbe di operare una simile sostituzione, nemmeno un ‘bambino’ (e in conseguenza di ciò il bambino è solo un artificio retorico). Ne siamo sicuri? Bisogna inciampare nei pregiudizi di una critica paludata e seriosa, di una critica che installi sopra un trono innanzitutto mostri sacri e molto al di sotto, su seggiole, tutti gli altri: una critica poco musicale e molto ‘letteraria’, nel senso deteriore del temine. Insomma, nei pregiudizi di una critica che Nietzsche aveva mandato a quel paese con la ‘Nascita della tragedia’ – e già nella ‘Nascita della tragedia’, a leggerla con un po’ di malizia, accostandola magari ai cosiddetti frammenti postumi. 
Torniamo alla sostituzione. Una volta appurato che Nietzsche celiava, ironizzava, che faceva del puro sarcasmo, che cosa c’è di anomalo, di folle, di stupido nello stratagemma che sostituisce Bizet a Wagner? E, infine, perché dovremmo lasciarci ingannare o fingere di lasciarci ingannare? A quanto pare l’unico che qui s’inganni davvero è il buon Girard.