martedì 29 marzo 2016

Se Iris Apfel a bordo della Ds3 sta solo facendo réclame

«Iris Apfel – scrive Fabiana Giacomotti sul Foglio – è destinata a segnare uno spartiacque in questa nostra società occidentale cattolica che ama i vecchi molto per parole e moltissimo in omissione, ma non solo perché viene inquadrata seduta al volante e non in carrozzella. Non raccontiamoci storie: il modello Ds3, è evidente in ogni segno, è destinato a un pubblico giovane, in prevalenza femminile, colto e raffinato. Quello che, presumibilmente, soffre del terrore di invecchiare, teme di non essere adeguato a un ambiente altamente competitivo e frustrante come quello che attende le donne che lavorano». Poco prima Giacomotti parla di Gustavo Zagrebelsky. Zagrebelsky, infatti, ha scritto un libello che s’intitola Senza adulti. Lo ha appena pubblica Einaudi – ve lo segnalo io, come vi segnalo che Giacomotti ne ha letto solo la proposizione riportata in copertina (succede). Zagrebelsky, in questo libello, lamenterebbe l’eclissi degli adulti, ma «il consenso planetario per la terza età» – certo, «come modello di stile e di gusto» – gli dà torto: instagram o il supplemento lifestyle del Financial Times gli dànno torto; anche la novantaquattrenne Iris Apfel a bordo della Ds3 gli dà torto. Questo il parere di Giacomotti. Ciò che le sfugge, a Fabiana Giacomotti, è che Zagrebelsky non parla di moda, né di carriere nel jet-set, né di attori, di artisti o di politici. Zagrebelsky parla di ‘fisiologia’ – e di Ulisse e di Calipso, di Konrad Lorenz e di come il sapere si trasmette filogeneticamente. (Generazione, de-generazione e ri-generazione: ecco ciò che consente gli accomodamenti, i passaggi attraverso le età). Ovviamente il rifiuto della vecchiaia, prossima, incipiente, conclamata, è da sempre il ghiribizzo di una genia piuttosto buffa, transitante sopra passerelle, esposta ai flash dei fotografi, richiesta di opinioni su qualunque argomento: dal Kāma Sūtra alla teologia, alla cucina. (È il jet-set di cui parlavo prima, non devo specificarlo). Le fotografie di quattro figurine eccentriche appartenenti a quel mondo dorato che non nasconderebbero la propria vecchiaia solo perché rinunciano alla fialetta, o a una chirurgia estetica invasiva e deturpante, che cosa dovrebbero provare? Che cosa dovrebbe provarci questa vecchiaia ‘diversamente addobbata’? Certo: solo lo stile e il gusto, e un sovoir-vivre. Ma su questo savoir-vivre non sono molto più ‘probanti’ le ore passate dal fisiatra o le pillole allineate sul tavolo la mattina o le rughe indelebili? Che si tratti solo di vendere un’utilitaria a un pubblico femminile giovane lo dice la stessa Giacomotti. Bisognerebbe però trarne tutte le conseguenze: è pubblicità, è réclame. E così la Ds3 non è quasi più un’utilitaria ed è quasi una Ferrari, a guidarla è un’icona immarcescibile come Iris Apfel, il pubblico cui l’automobile è destinata è colto e raffinato e… e questo evento mirabolante è uno spartiacque antropologico in seno a questa nostra società occidentale cattolica (???)… Devo continuare? (Viene il sospetto – a chi non verrebbe? – che la  giovane colta e raffinata col terrore di invecchiare e in procinto di acquistare la Ds3 sia proprio lei, Fabiana Giacomotti).