giovedì 28 aprile 2016

A proposito del sesso orale…

Il sociologo americano Phil Zuckermann del Pitzer College, in California, ci fa sapere ‘Der Spiegel’ (è un vecchio articolo), afferma che i laici, i secolarizzati, gli areligiosi… tendono a essere più ‘etici’ delle persone religiose; quindi non hanno pregiudizi sugli stranieri, sugli omosessuali, sul sesso orale e sull’hashish (sic!); e nemmeno sostengono le guerre, la pena di morte ecc. Effettivamente, essendo io areligioso, effettivamente, e per quanto mi lambicchi il cervello, non trovo nessun argomento contro il sesso orale… Zuckermann vorrebbe avviare uno studio sugli increduli, sui secolarizzati ecc., giacché si tratta pur sempre del 15% della popolazione mondiale, e cioè di circa un miliardo di persone, venendo dietro ai cristiani (2,3 miliardi) e ai musulmani (1,6 miliardi). Questa percentuale sale in certi paesi: per esempio in Germania (27%) e in Francia (40%); e persino fra i credenti si registra un buon numero di persone che non credono in Dio o in un ‘Higher Power’ (il 3% dei protestanti tedeschi). Ma la cosa importante sembrerebbe questa ‘apertura mentale’ dei secolarizzati, risultando essi meglio informati dei credenti persino in materia di fede e di religione. Di più: si tratterebbe di due stili cognitivi diversi. Almeno così secondo Catherine Caldwell-Harris della Boston University, che conduce un esperimento interessante: mostra un breve filmato dove compaiono triangoli grandi e triangoli piccoli; i triangoli grandi aggrediscono i triangoli piccoli. Le persone religiose, conclude la studiosa, sono portate ad antropomorfizzare i triangoli e a vederci una lotta e un destino; gli scettici, obbedendo a una specie di comfort cognitivo, non vi scorgono che… triangoli. (Non vi ricorda questa cosa dell’antropomorfismo certa polemica stoica ed Epitteto o Marco Aurelio, e quella faccenda sull’indifferenza per le cose indifferenti, secondo l’espressione di Filone d’Alessandria, e sull’amore per ciò che accade?). C’è solo un problema che incontrano gli studiosi in questa loro indagine sulle persone secolarizzate: costoro non hanno un’organizzazione politica che li rappresenti e quando l’anno scorso a Washington hanno pensato di organizzare una manifestazione non si sono neppure accordati sul motto da adottare; sono come l’allevamento di gatti di un vecchio sketch dei Monty Python.