venerdì 13 maggio 2016

Polluzione notturna

Fabrice Hadjadj ci tiene a parlarne... 
Fabrice Hadjadj raccomanda ai giovani, ai ragazzini, la pratica della polluzione notturna. Squisita metonimia: raccomandare l’astinenza indicando il suo ‘premio’! A sostegno, suo, Hadjadj chiama il Tommaso della Summa theologica: «[N]octurna pollutio nunquam est peccatum [la polluzione notturna non è mai peccato]»; tuttavia dimentica di aggiungere il seguito: «[S]ed quandoque est sequela peccati præcedentis [ma alle volte è la conseguenza di un peccato precedente]».
Ci sarebbe anche un antico cantico, e cioè a dire preconciliare, che s’intona nella compieta (non a caso); eccolo: «Hostemque nostrum comprimere, / Ne polluantur corpora [Reprimi il nostro avversario, affinché i nostri corpi non risultino macchiati]» (Antiphonarium O. P.). Non è esattamente una celebrazione della polluzione notturna: Hadjadj si dimentica di dircelo e d’altra parte si dimentica anche di dirci di averlo letto nel medesimo Tommaso di prima, giusto una riga più su.
Forse Tommaso è più divertente di Hadjadj. Racconta, infatti, di un Monaco «qui semper in diebus festis pollutionem nocturnam patiebatur, hoc diabolo procurante, ut impediretur a sacra communione [che sempre nei giorni di festa subiva la polluzione notturna per opera del demonio affinché gli fosse impedita la comunione]» (a dire il vero queste corbellerie provengono da Cassiano).
Hadjadj dice che quando parla ai giovani di polluzione notturna questi spalancano gli occhi: per loro la polluzione è, ovviamente, l’inquinamento. Fin qui, tuttavia, non ne ha convinto nemmeno uno a praticarla. Alla fine, e per un pelo, un argomento lo trova: la polluzione notturna è «un eccesso che più dello scambismo vi riconduce pieni di desiderio verso la donna» (F. Hadjadj, Mistica della carne, Milano, Medusa, 2009, p. 90). C’è solo un problema: può valere solo per gli uomini sposati; per i ragazzini non c’è che l’astinenza e… e la polluzione notturna. Che pasticcio!