mercoledì 25 maggio 2016

Un perfetto fraintendimento?

L’ho già detto molte volte: la teologia è stata soppiantata dalla letteratura; e ciò è confermato dal fatto che chi ancora prende sul serio la teologia disprezza la letteratura. Per esempio quel tale signor Gosselin cui Renan leggeva Joseph de Maistre e che a ogni piè sospinto esclamava: «Oh! Comme on voit bien, mon cher, que M. de Maistre n’est pas théologien!» (E. Renan, Souvenirs d’enfance et de jeunesse, Paris, Nelson, 1846, p. 184). Potrei metterla anche in termini leggermente diversi e rilevare, con Ivan Illich, che la lectio divina frana quando il manoscritto si trasforma radicalmente, attorno al XIII secolo, e la vox paginarum finisce per tacere. Perché scrivo tutto questo? Perché il buon Hadjadj (su ‘Avvenire’ del 22 maggio) vorrebbe riportarla in auge – la lectio – o, quantomeno, riciclarla come argomento contro The King of Eatable Birds, raccolta di liriche prodotte – fra un istante sarà chiaro il perché scriva ‘prodotte’ – da Anne H. Murdeus e da una macchina: il software Gnoetry. Le poesie di The King of Eatable Birds, che, in effetti, andrebbero chiamate ‘gnoesie’, sono il risultato di una selezione di 18 produzioni aleatorie ottenute inserendo in Gnoetry un certo numero di testi – fra i quali mi piace citare The Dolorous Passion of Our Lord Jesus Christ (Das bittere Leiden unseres Herrn Jesu Christi), The First Men In The Moon, The Masque of the Red Death, The Count of Monte Cristo (Le Comte de Monte-Cristo), The Fall of the House of Usher, The Adventures of Sherlock Holmes, The Mysterious Island (L’Île mystérieuse), The Time Machine. Eric Elshtain, un curioso personaggio, ne è il curatore, per così dire. Nella sua prefazione espone il mantra – lo chiama così – del gnoeta:

Q: Are we not poets?
A: We are end-users!

Che significa tutto ciò? Gnoetry ha un limite insuperabile: accrocca le parole ma non ci resituisce un ‘senso’ – benché Elshtain insista: «Sound itself is a form of sense»; il linguaggio è appeso al suono e sintonizzato e orchestrato culturalmente. Insomma, è l’utilizzatore finale (end-user) a restituire/attribuire un senso ai componimenti di Gnoetry – e a cogliere il ritmo, la musica, ecc.). Hadjadj lo chiama un fraintendimento, un «perfetto fraintendimento»; e questo fraintendimento, aggiunge, «è il cuore della nostra epoca». Infine: «Quando si rinuncia alla Lectio divina, non resta altro che la sua parodia». Il solito esagerato! Come se interpretare non fosse comunque da sempre una faticaccia; come se, da sempre, non ‘leggessimo’ un po’ quel che ci pare nelle parole degli altri: dei poeti, degli insegnati, del partner… L’anagnosis (lettura, conoscenza, riverbero delle parole, sottomissione al suono), e cioè la lectio divina, vive nello stesso elemento delle gnoesie prodotte da Gnoetry e selezionate dall’utente finale: si chiama semiosi e la semiosi è la vita.