mercoledì 15 giugno 2016

Una sola carne e l’eguaglianza dei sessi



Ho visto una coppietta di coniugi attempatelli anziché no, una di quelle coppiette i cui componenti si somigliano come gocce d’acqua. Questi erano brevilinei, tarchiati, panciuti. Vestivano anche i medesimi indumenti: polo a righe orizzontali, bermuda, calzette bianche, sandali. Avessero parlato, c’è da scommetterci, avrebbero parlato uno stesso linguaggio, giacché, c’è da scommetterci, pensano le stesse idee. La dieta e la cosmesi in comune le do per scontate. Al contrario della coppia di Goethe, questa non temeva il ridicolo – che non era poi eccessivo – e si esponeva al sole e al pubblico, qui sul lungolago. Che dire? Mi è venuto in mente un versetto del Genesi (2, 24): «…l’uomo abbandona padre e madre e si unisce con la moglie e diviene con lei un essere solo» o, anche, «una sola carne». Ecco l’archetipo dell’androgino, quello che troviamo in Platone, con quattro gambe, quattro braccia, due teste, due pance, due polo rigate, due paia di bermuda ecc. I presbiteri citano questi versetti quando vogliono fare bella figura parlando della coniugalità o del matrimonium ratum. Essere una sola carne sta scritto nel Genesi e questo pare a loro importantissimo e non un pensierino puerile e… poetico. Dabaq o davaq, l’unione di cui qui si discute, d’altra parte, è molto concreta, fisica, ma non contiene necessariamente una connotazione sessuale. Si è notato anzi che, dopo la trista Caduta, la sexual connection fra uomo e donna viene indicata con la parola yada, conobbe – concetto che implica una mediazione dell’intelligenza (cfr. Yarona Pinhas, La saggezza velata: il femminile nella Torà, Firenze, La Giuntina, 2004, p. 32). Bene, ai presbiteri che amano citare la sola carne non farà piacere sapere che davaq – come unirsi, come incollarsi, al pari della lingua al palato – è impiegato in I Sam. 18, 1, e cioè là dove si dice che, udito Davide, «l’anima di Gionathan rimase così legata all’anima di lui, che Gionathan l’amò come l’anima sua». Verrà poi un momento di angoscia e di apprensione (in II Sam. 1, 26) in cui Davide confesserà che l’amore dell’amico gli appare «più maraviglioso che l’amore delle donne»… Naturalmente i presbiteri non ignorano questi passi… Volevo ancora aggiungere, per ripigliare l’inizio di questo mio discorsetto, che nella coppia così composta i caratteri sessuali secondari – non so di quelli primari – parevano assai smussati, levigati. Questo significa che quell’intelligentissimo allievo di Cartesio di cui ho sentito parlare oggi alla radio per la prima volta, tale Poullain De la Barre, autore di un libretto intitolato De l’Égalité des deux sexes, discours physique et moral où l’on voit l’importance de se défaire des préjugez, che nel XVII secolo si spingeva ad affermare una completa uguaglianza d’esprit tra gli uomini e le donne… significa che lui e tutti quelli come lui dopo di lui – femministi... – sono ancora troppo timidi. (Qui sopra Van Dyck, Ritratto di coniugi, 1618 ca.)