giovedì 7 luglio 2016

Beau Solomon

Sfortunati – talora, va da sé – i giovani statunitensi che giungono a Roma. L’anno passato, a gennaio, Andrew Mogni, uno studente originario di Glen Elly, precipitava, forse spinto, su una banchina del lungotevere, zona Trastevere, ferendosi gravemente. Sarebbe morto a Chicago tre mesi più tardi. Il 30 giugno scorso, Beau Solomon, uno studente di Spring Green, Wisconsin, affogava nel Tevere dopo esservi stato scaraventato nei pressi del ponte Garibaldi.
La sfortuna, certo, ma anche una ‘topologia del crimine’ e cioè un discorso da svolgere sulle relazioni fra crimine e forma urbana, suburbana ecc. Ci sono luoghi in cui è persino banale commettere un delitto. Ed è per questa ragione che sono frequentati dai delinquenti. Il buio, per esempio, lo si sa, è assassino o, almeno, borsaiolo. Lo stesso dicasi degli edifici abbandonati, degli spiazzi incolti e polverosi, delle gallerie metropolitane, dei ponti e dei sottoponti… Plaghe abitate da un dio immite ed occulto, per dirla col poeta. Matteotti fu rapito sul lungotevere Arnaldo da Brescia in un caldo pomeriggio di giugno, mentre si recava a Montecitorio. (Curioso che il tratto di fiume che vi scorre sotto Matteotti fosse solito percorrerlo in canoa).
Di tutto questo – perlomeno del lungotevere – gli studenti americani non sanno nulla e bisognerebbe informarli.
Gli amici di Beau, gli atleti della Panther Nation, stanno organizzando un gathering. Anche qui il luogo – il luogo col suo genio – è importante. Gli organizzatori vagliano il Memorial Park o il Bell Park, nei pressi di Livingston – luoghi terapeutici in cui pregare e consegnare a palloncini colorati messaggi per Beau. Da un palco Lyrica Daentl, che stava nella classe di Beau, forse canterà…