sabato 30 luglio 2016

È morta Marta Marzotto

Aveva 85 anni. Ce la ricordiamo tutti, Marta Marzotto, per via di Guttuso – e taluni ricordano Guttuso per via di Marta Marzotto – e per quelle tuniche che indossava e per altri dettagli non mette conto ricordare qui. Su Twitter, Beatrice Borromeo, la nipote, ha twittato: «Ciao nonita mia». ‘Nonita’ – mi viene in mente – è (il titolo di) un esercizio parodico su Nabokov di Umberto Eco. Lo trovate in Diario minimo. Comunque è un messaggio d’addio affettuoso quello che la giovane Borromeo ha consegnato a Twitter. Sempre meglio dei selfie che si fece uno che conosco accanto alla salma, nemmeno composta, del padre.
«Nella Marzotto si vedeva la femminilità dal lato dell’abbondanza, della dispersione, dell’abbracciare il tempo e non mollarlo mai. Ora l’eternità le sarà amica quanto lei è stata amica del tempo: molto». Questo invece è Giuliano Ferrara sulla Marzotto. Non so se le donne si riconoscono in questo ritratto fané e me lo domando. Non è, appunto, un’immagine un po’ sciupata del ‘femminino’ e, a conti fatti, uno stereotipo bello e buono? Ferrara, a 64 anni, è un ‘nonito’ un po’ rincoglionito – e trovo che mio nonno, che amava le carte da gioco, il fumo, il teatro d’opera e Pippo Baudo, fosse quasi quasi più ‘moderno’.
Comunque questa storiella «dell’abbracciare il tempo e non mollarlo mai» è una specie di ammaestramento che tutti si sentono in grado di impartire; se non altro perché nessuna verifica è possibile nell’animo di chi lo ammannisce. «Nathanaël, je te parlerais des instants», «ti parlerò degli istanti», e ti dirò che, dacché si muore, godi di ogni istante. Questo era Gide, ovviamente. Ora l’eternità sarà amica di Marta Marzotto, «dans un sommeil un peu plus profond, un peu plus oublieux que celui que j’attends de chaque nuit»…