giovedì 21 luglio 2016

«Sloboda trećima!»

Stamani, a bordo della mia spider, percorrendo strade consuete, ascoltavo Radio3. Mi piace molto Radio3 e mi ci sintonizzo spesso. Stamani, appunto, su Radio3, ascoltavo la brava Marina Lalovic raccontare della Radio3 croata: una radio di Stato che trasmette informazione e cultura, documentari radiofonici, approfondimenti ecc. Purtroppo non giungono buone notizie da quelle lande. Negli ultimi tempi – giorni – cruciali trasmissioni radiofoniche di approfondimento e di informazione sono state sostituite da programmi di spiritualità religiosa. Anzi, di spiritualità cristiana – è questa l’espressione che ricorre… I giornalisti croati si sono mobilitati e hanno lanciato un appello. Lo slogan è «Sloboda trećima!», che significa «libertà per i terzi». Gli ‘appellanti’ dicono che si tratta di un cambio di paradigma culturale – peraltro imposto dall’ormai ex ministro della cultura Zlatko Hasanbegović – e, a conti fatti, di un ‘culturicidio’…
Mentre, a bordo della mia spider, percorrevo strade vecchie e nuove, mi sono domandato – io che sono così poco spirituale, io che sono piuttosto così corporale, per impiegare una parola che piaceva a Paolo Volponi – che cosa ci sia di così ‘greve’ nella cosiddetta spiritualità religiosa da mettere il corpo in ceppi, da forzare le menti all’identità, da procurare la crescita delle radici nel singolo e nelle comunità. D’altra parte, religione è quod religat (ce lo ricorda Voltaire); d’altra parte, c’è quella faccenda dell’oppio. («La religione è l’oppio dei popoli» dice Marx nell’Introduzione alla critica della filosofia hegeliana del diritto. La frase andrebbe interpretata – e non come la interpretano quelli che Bloch chiama «i marxisti volgari»).
Io non so come vengano confezionati questi nuovi programmi radiofonici. Magari sono pieni di brio e di leggerezza… Tuttavia, e mi correggo, non è la gravezza il problema. Le religioni sono, per dirla con un altro titolo, questa volta di Queneau, piccole cosmogonie portatili. Ecco, la ‘portatitilità’, che non è quella dei sermonari benché quasi…, la ‘portatilità’ di un pugno di massime capitali, di formulette icastiche… la maneggevolezza… ecco cosa spiega l’efficacia ‘spirituale’. Lo sanno bene i politici, gli sloganisti, i pubblicitari. Peraltro – ciò che andrebbe considerato con attenzione – nel regno dello spirito troppi competitors e troppo inquinamento semiotico.