lunedì 1 agosto 2016

La bacchetta del direttore d’orchestra

Potrei intitolare così questo mio breve intervento... Aggiungo anche che mi lascerò sfuggire una qualche scurrilità. Il lettore pudibondo è avvertito.
Musica ed erotismo: un connubio vecchio quanto la musica o — stando a Kierkegaard — quanto il sospetto cristiano sulla musica. Che cosa ci sia di sbagliato e di pericoloso nella musica ce lo ricordava ancora Bossuet nelle sue Maximes et réflexions (Paris, 1694). La musica — scrive Bossuet — s’impadronisce in un subito delle orecchie e del cuore, «elle prend d’abord l’oreille et le cœur» (p. 8) insinuando così le passioni le più «décevantes», le più ingannevoli (p. 7). Il pericolo è precisamente in questa sua immediatezza che seduce — nel suo charme: «Mentre siamo incantati dalla dolcezza della melodia […] questi sentimenti s’insinuano senza che ci pensiamo e ci piacciono senza che ce ne accorgiamo» (p. 8). La musica è allora il medio – il medium – della sensualità e della passione. Kierkegaard diceva grosso modo la stessa cosa, facendo cadere il giudizio di valore (negativo): «È l’immediato, spiritualmente determinato, ciò che propriamente s’esprime nel musicale» (Enten-Eller, Milano, Adelphi, 1976, vol. I, p. 134); «L’immediatezza sensuale ha come suo medio assoluto la musica» (p. 135). È questo il musicale-erotico o il significato del musicale erotico: «L’immediato-erotico come identico al musicale-erotico» (p. 125).
Ora, se la musica è capace di dire tutto questo, se è precisamente il linguaggio universale dell’amore sensuale, quali saranno i suoi effetti sugli ascoltatori e su quegli ascoltatori particolari — ascoltatori di se medesimi — che sono i musicisti? Non alludo qui alla corruzione di cui sarebbe capace bensì al genio che sarebbe in grado di risvegliare; genio (della sensualità) che sarebbe «una forza, un respiro, insofferenza, passione» (p. 118).
Sui versi ‘scabrosi’ di Quinault, prosegue il vescovo Bossuet, Lully dovette calibrare le voci dei suoi cantanti e delle sue cantanti. Già questa manovra sulle voci, questo prescrivere la dolcezza o la smania o la mestizia, questo governare le interiezioni, i singhiozzi, i gemiti… già solo in ciò Lully, maestro di musica e direttore, è un erotico — oltre che il débauché che scandalizzava Madame de Maintenon per l’abitudine di portarsi a letto, nell’appartamento maritale, il giovane paggio, e per il suo ateismo. E se alla fine s’inferse quella ferita al piede con il bastone direttoriale che lo condusse alla morte per setticemia, fu forse perché perdette il controllo del suo corpo (peraltro durante l’esecuzione del suo Te Deum alla presenza del re). Le coreografie del Bolero, ci ricorda Lorenzo Arruga, da Nijinska/Rubinstein a Maurice Béjart, inscenano una specie di «erotismo primitivo». Lo inscenano… Con intenti farseschi Blake Edwards lo mette — il Bolero — in ‘10’ come accompagnamento musicale di una scena comico-erotica. È la musica perfetta «to fuck», dice una carnalissima Bo Derek a un impacciato Dudley Moore. Glenn Gould, che avrebbe voluto essere l’ultimo puritano di Santayana, diceva di detestare le «eiaculazioni sarcastiche, mordaci laconiche e brutali» del Sacre du printemps (cit. in M. Schneider, Glenn Gould , Piano solo, Torino, Einaudi, 1991, p. 125). E anni fa non ricordo più quale direttore d’orchestra parlò degli effetti ‘stimolanti’ della musica di Wagner — ciò che gli suscitava un certo imbarazzo durante le esecuzioni. (E d’altra parte il Liebestod è stato descritto come un coito che giunge all’orgasmo e oltre; o anche come una masturbazione letale).
Di rincalzo Darwin: alle spalle del cristianesimo — o di ciò che vi scorge Kierkegaard —, alle spalle di Dioniso e del suo corteggio,  all’origine dell’uomo, e anche prima, la musica come richiamo sessuale: insetti, ragni pesci, anfibi, uccelli, mammiferi; e poi organi stridulanti, tubi per inspirare ed espirare;  e poi versi e voci, ritmi; il tutto finalizzato al richiamo e all’allettamento, alle nozze, alla riproduzione (cfr. Charles Darwin, L’origine dell’uomo e la scelta in rapporto col sesso, Unione tipografico-editrice, Torino/Napoli, 1871, p. 529). Mr. Waterhouse, dice Darwin, ha scoperto una scimmia cantante che percorre una specie di scala cromatica raggiungendo una nota che sta a distanza di un’ottava da quella più bassa (cfr. p. 530). Pare che questo ilobate sia molto eccitato dopo la sua ‘serenata’.
E tuttavia, non so bene il perché, io immagino che canti Milky White Way.