venerdì 26 agosto 2016

Lo smalto sul nulla

Gli anziani che verniciano le inferriate non sfigurerebbero fra le pagine di una antropologia pragmatica — se a qualcuno saltasse in mente di scriverne una (dopo Kant ovviamente). (Tra parentesi, quant’è stramba l’Antropologia pragmatica di Kant!). Ci sono quelli che, armati di spazzola di ferro, di raschietto e addirittura di flessibile, asportano uno smalto che non ha neppure perduto la sua lucentezza originale. L’importante, infatti, è dare lo smalto, stendere/tirare la vernice, dar giù/dar su la vernis — recuperare col pennello la goccia che cola. Fateci caso, è lo stesso gesto compiuto dalla madre, dalla balia asciutta, dalla crocerossina, da chi volete voi, per recuperare la poltiglia che cola dalla boccuccia dell’infante, dell’infermo… Al posto del pennello una cucchiaia, un cucchiaio, un cucchiaino, una paletta moderatamente ricurva… (C’è anche l’anziano impaziente, l’anziano che ricorre alla bomboletta. Ma costui non è un autentico… verniciatore. Ne ho beccato uno, ultimamente, avvolto dalla nube marrone sprigionata dalla micidiale bomboletta. L’ho fulminato a distanza, dalla mia spider, con lo sguardo. S’è mimetizzato tra le fronde d’una siepe).
Una forma di cura, quindi, ma, prima di tutto un passatempo, un passatempo ozioso. Ce n’è di peggiori. L’anziano che vernicia è mite, remissivo; scruta il cielo; attende il momento propizio, il kairos. Un passatempo, un piacere — una sublimazione… Che sia un rimedio (pharmakon) contro l’ansia — malattia del secolo, di questo secolo e del precedente, malattia del secolo dacché l’hanno inventata? Oppure contro l’angoscia? Lo smalto sul nulla (per dirla con Benn). Mi suggeriscono che dare lo smalto (sul nulla) somiglia all’esercizio di meditazione Zen con cui il meditante raggiunge il mushin, la non-mente. Per il Cidrolin di Queneau è invece un po’ diverso. Calvino la mette così: «La mano della coscienza infelice che scrive sulla staccionata di Cidrolin la parola ‘assassino’ è quella di Cidrolin stesso che s’assume le colpe del proprio sogno cioè della Storia, oppure fa parte del sogno del Duca d’Auge che aspira a una redenzione in cui tutte le colpe siano cancellate da una mano di vernice?». Il più furbo, ad ogni modo, è Tom Sawyer che, secondo le parole di M.B., «escogita un trucco di grande valore psicologico per far dipingere ad altri la recinzione».