venerdì 16 settembre 2016

Il significato poco noto di qualche parola

Thomas Bossard – Vers d’autres rives
Scriveva Gadda a Lucia Rodocanachi ― la «cara e gentile signora» di un carteggio trentennale ― dalla Pensione Rigatti, in Genova, il 31 di luglio del 1936, scriveva, tra le altre cose: «Credo che mi tratterrò qui alcuni giorni: alla pensione si sta realmente bene, per proprietà e vitto» (Lettere a una signora, Milano, Adelphi, 1983, pp. 55-56). Il vitto sappiamo tutti cos’è, ma la proprietà? Proprietà è qui ricalcato sul francese propreté, che significa pulizia ― mentre proprieté significa proprietà. Tutto questo, anche il passaggio gaddiano, lo leggete sul dizionario Treccani: il quale, per ovvie ragioni dizionariesche, tralascia quest’altro passaggio dove l’apprezzamento gaddiano per il vitto della Pensione Rigatti è confermato: «dalla 1 alle 2 e dalle 8 alle 9, salvo eccezioni, io sono all’opera della forchetta e del coltello: e mi sarà caro intermettere, se lei o suo marito mi chiamassero» (ibid.). Nessun’altra notizia invece attorno alla pulizia.
Perché scrivo tutto questo? Perché sto leggendo un piccolo testo di Michel Serres, in traduzione italiana, intitolato Il mal sano (Genova, Il Melangolo, 2009) e, nell’originale francese, Le Mal Propre. Sin dal titolo si capisce che certuni problemi hanno suggerito o imposto talune scelte alla traduttrice Emanuela Schiano de Pepe. Propre significa sia proprio sia pulito. C’è dunque un amour-propre, un amor proprio, una nature propre, natura propria, un sens propre, un senso proprio (l’aggettivo è generalmente postposé). Ma ci sono anche delle mains (o pieds) (bien, très) propres, della mani, dei piedi (molto, ben) puliti, nettati; c’è un ciel propre, un cielo sgombro di nubi, un travail propre, un lavoro pulito (talvolta quello degli assassini). (Simenon, in Les vacances de Maigret, 1948, p.128, dice: «La maison sentait le propre, le savon», «la casa sapeva di buono, di sapone»: come la pensione di Gadda). In senso figurato propre acquisisce (ovviamente) una sfumatura morale o attinente al decoro: sta per integro, onesto, decente.
Torniamo al titolo. Mal propre è in primo luogo ciò che è malamente proprio. Ma, in secondo luogo, significa sporco, indecoroso, inadatto («Monsieur, je suis malpropre à décider la chose», «Signore, sono inadatto a decidere la faccenda», dice Molière, nel Misantropo, 1,2). Come l’aggettivo italiano malproprio, d’altra parte. Tutte le sfumature di senso testé indicate appartengono al titolo voluto da Serres. Se ora pensiamo al semplice fatto di occupare un posto, il proprio posto ― il proprio tout court ― essere nella condizione del mal propre, del malproprio, significa stare o essere nella condizione di chi lo occupa in maniera inadatta, indecorosa, di chi lo insozza, lo inquina. La tigre, esordisce Serres, orina sulla soglia della propria tana. Ci appropriamo di qualcosa, di un luogo, ne diveniamo proprietari, sporcandolo, contaminandolo: sputare nell’insalata ci garantisce abbastanza del fatto che nessuno se ne servirà. Piccolo corollario: la proprietà è una cosa sporca.

P.S Il titolo di questo frammento è di M. S.
P.P.S. Forse accetterò la proposta di G. G. G. di curare le sue N.d.T.