mercoledì 26 ottobre 2016

After all, it’s personal

«Our barista promise.
«Love your beverage or let us know.
«We’ll always make it right».

È un motto di Starbucks. Potremmo renderlo e spiegarlo così, alla libera e tirando un po’ per le lunghe: «La nostra promessa, la nostra parola d’onore. Amate la vostra bevanda o fateci sapere se non vi aggrada. La faremo sempre giusta, come la gradite».
Non è nauseante quanto basta? Queste carezze ammannite, questi vizî solleticati, questo fingere arrectis auribus agli sfizî – non si tratta qui di una scemenza bella e buona, di un richiamo di sirena a buon mercato e, in fin dei conti, di un messaggio profondamente… diseducativo?
Scriveva Marco Aurelio: «Quanto sono grandi i piaceri di cui godono gli assassini, gli scostumati, i parricidi, i tiranni» (VI, 34). Se ne deduce che quelli dei coglionazzi saranno in proporzione più modesti. Sono, in effetti, bevande personalizzate, col nome sul contenitore, ordinate sull’App Store e preparate coordinando i tempi in grazia della localizzazione GPS del customer; sono sconti e offerte promozionali, gift card; sono gadget (cappellini, felpe, T-shirt, spille, bottiglie, tazze, termos, dispenser, penne, portachiavi… col logo). After all, it’s personal.