lunedì 24 ottobre 2016

Pane al pane, vino al vino

Quando tempo fa (vedi qui: https://goo.gl/9GkqTR) dissi la mia sugli imbecilli di Eco buonanima, un tizio mi obiettò che Eco non aveva mai sostenuto che solo i premi Nobel hanno il diritto di parola: facendomi così sospettare che Eco avesse pienamente ragione. Ora che intendo ritornare sugli imbecilli, questa volta di Ferraris, prometto di risparmiarmi qualsivoglia pointe satirique e di dire pane al pane, vino al vino. 
Ora, quello credo di poter dire (pane al pane e vino al vino) è che l’idea di un opuscolo sull’imbecillità (sulla bêtise, direbbero Deleuze e Bloy e Flaubert ecc.) (cfr. Maurizio Ferraris, L’imbecillità è una cosa seria, Bologna, Il Mulino, 2016) deve essere venuta a Ferraris ascoltando Eco. Infatti...
Infatti, scrive Ferraris, il Golem esiste e si chiama web: e questo Eco lo sapeva bene avendo detto ciò che ha detto «pochi mesi prima della morte». Un testamento? Com’è come non è, molti nasi si arricciarono e molte code di paglia si incendiarono in quei giorni lì. E dove? Poiché trattasi di gente che si sentì tirata, in una maniera o nell’altra, in ballo… insomma, sul web. Tutta «gente – prosegue Ferraris – pronta a dire che l’umanità è perfetta e viene pervertita dalla tecnica, che la aliena, la allontana da sé [...] insomma la rimbecillisce»: un non voler fare i conti con la realtà del virtuale o della tecnica (tout court): «Lungi dall’essere alienazione, la tecnica è rivelazione di quello che siamo».
Dunque c’è stato un discorso sul web contro il web (e contro Eco): e questo discorso è stato – ancora una volta, verrebbe da dire – un voler «girare gli occhi da un’altra parte», per non vedere quella stupidità che è nostra fin dalla notte dei tempi (discendenza di Nyx erebenne) ecc. Nietzsche, per l’appunto, diceva che l’uomo – e cioè l’imbecille – è una corda tesa tra la bestia, che non è mai stupida, e il superuomo che avrà cessato di esserlo.
Verrebbe da dire, pane al pane, vino al vino, che è un peccato che abbiano perso l’occasione, magari prendendo atto di ciò di cui è così difficile prendere atto (ma che Ferraris spiattella lì, dicendo pane al…): e cioè del fatto che la stupidità è universale, e anche iscritta nella storia – è un peccato, dicevo, che abbiano perso l’occasione di difendere altrimenti le ragioni del web: per esempio dicendo che il web è abbastanza democratico e che dà spazio a tutti: belli e brutti, imbecilli e intelligenti ecc. E invece, questo tirarsi la zappa sui piedi…