giovedì 20 ottobre 2016

Spigolature (quasi una rubrica)

Uno spazio pubblico per l’esercizio della ragione? Esclusi i club(s), i salotti (buoni e meno buoni), le accademie (per amore di controcultura, qualunque cosa significhi), le chiese, le piazze (dove ci vanno i Cerasa) non restano che i bar.

Tra le massime di Gibran ne troviamo una che non è tra le peggiori. Dice: «Li vidi mangiare e compresi chi fossero» (Massime spirituali, Milano, SE, 1992 p. 14). Se la depriviamo di quel tanto di moralistico che forse impropriamente le si può attribuire — alla massima —, potrebbe costituire l’idea-guida di un’inchiesta sociologica, con il caffettista nel ruolo del ricercatore impegnato in quella che in sociologia chiamano l’osservazione partecipante (partecipant observation).
(al bar)

Così il Rousseau nel suo prezioso Dictionnaire de musique: «Ho aggiunto, nella medesima tavola, il celebre Rans-des-Vaches [o Ranz des vaches o Lyoba o Kühreihen], questa aria sì cara agli svizzeri che venne proibito, sotto pena di morte, di sonarla presso le loro truppe perché faceva sciogliere in lagrime, disertare o morire quelli che l’ascoltavano, tanto eccitava in loro l’ardente desiderio di rivedere il proprio paese. [J’ai ajouté dans la même Planche le célèbre Rans-des-Vaches, cet Air si chéri des Suisses qu’il fut défendu sous peine de mort de le jouer dans leurs troupes, parce qu’il faisait fondre en larmes, déserter ou mourir ceux qui l’entendaient, tant qu’il excitait en eux l’ardent désir de revoir leur pays]».
(fotografando una tavoletta di cioccolato)

Dice Baricco: «Non so se vi piacciono le mappe nella vita. Io adoro le mappe. Mi piace il gesto della mappa; cioè quando gli umani cercano di… disegnare quello che hanno capito del mondo, perché così anche qualcun altro capisce e si possono scambiare delle informazioni e fra tuti si riesce a sopravvivere. È un gesto che facciamo da un sacco di tempo, da secoli e secoli. Mi piace da morire all’inizio quando le facevano che… facevano le mappe del mondo, proprio i cartografi, facevano le mappe del mondo senza sapere come era fatto, per cui sapevano qualcosetta, diciamo, no. E questo è proprio molto simile a noi. Non so, quando, quando vi capita che incontrate qualcuno che vi chiede: ‘Come va?’ No così, no… e voi fate una mappa, subito, ci state a pensare un attimo e poi, e poi, non so, dite: ‘Va bene, dàì!’… Mappa…».
Quello qui allato è invece, si fa per dire, Gerardo Mercatore, in olandese Gerhard Kremer, latinizzato in Gerardus Mercator (Kruibeke, 5 marzo 1512 – Duisburg, 2 dicembre 1594). Il tizio è stato un matematico, astronomo e cartografo fiammingo, celebre per i suoi studi nella cartografia e per aver inventato un sistema di proiezione cartografica che porta il suo nome (proiezione di Mercatore). Traggo tutto ciò da Wikipedia.
(guardando trenta secondi di Baricco – leggendo Wikipedia)

Preceduto da un pubblicità sulla ‘fatalità’ di un mascara, un imbarazzatissimo Cerasa spiega le ragioni della discesa in piazza contro la risoluzione dell’Unesco che utilizzerebbe in via esclusiva il nome islamico per riferirsi al complesso della moschea di Al-Aqsa, ignorando il termine ebraico Monte del Tempio (in abraico הַר הַבַּיִת‎, Har haBàyit). Il complesso, occorre aggiungere, è detto anche Il nobile Santuario (in arabo: الحرم القدسي الشريف‎, al-Haram al_qudsī al-sharīf ) ed è noto come Spianata delle Moschee. È una «Shoah culturale della memoria», dice Cerasa, che cancella «4000 anni di storia israeliana». Io propongo di cancellare ogni indicazione toponomastica.
(navigando in rete)