martedì 15 novembre 2016

«In quanto donna»

«Bastano tre parole per farmi venire l’orticaria» scrive Mariarosa Mancuso. Queste tre parole sono molto semplici: costituiscono un complemento predicativo del soggetto; eccole: «[…] in quanto donna […]». Dunque non sono esattamente queste tre parole ma la loro successione e il concetto che esprimono a spazientire la traduttrice di The Subjection of Women di Mill (La servitù delle donne, Milano, Rizzoli, 2010): e cioè una specie di clausola. (Non è un’idea accessoria, secondaria…). In secondo luogo, credo, se e solo se provengono da una donna. Potrebbe mai dire un uomo: «In quanto donna»? Certo che potrebbe, ma si porrebbero delle questioni che forse impedirebbero a Mariarosa Mancuso di spazientirsi. O forse no…  Che significa dunque «in quanto donna» in bocca a una donna? Significa quote rosa e «dibattiti sul potere femminile», fortemente voluto, ma dolce; significa il tailleur con il tacco alto; significa «la stanza tutta per sé rivendicata da Virginia Woolf»: e allora è meglio il salottino di Jane Austen.
Un antidoto, oltre al salottino, Mariarosa Mancuso ce l’ha. È Madame de Merteuil che, nelle Liasisons dangereuses, ammannisce a una giovinetta i suoi personalissimi consigli… Dai salottini ai salotti, anzi, ai salons rallegrati da Madame du Deffand, a Madame du Deffand senza salotto e che «liquidò Jean-Jacques Rousseau, ostinato cultore dell’autenticità, con poche e precise parole». Quali parole? Più di tre (le riporto dall’originale francese): «Jean-Jacques m’est antipathique, il remettroit [sic] tout dans le chaos, je n’ai rien vu de plus contraire au bon sens que son Emile, rien de plus contraire aux bonnes mœurs que son Héloïse, et rien de plus ennuyeux, et de plus obscur que son Contrat Social» (Lettres de la marquise du Deffand à Horace Walpole, depuis comte d’Orford, écrites dans les années 1766 à 1780: auxquelles sont jointes des lettres de Madame du Deffand à Voltaire, écrites dans les annees 1759 à 1775, Paris, Treuttel et Würtz, 1812, p. 250).
Due postille: attiro innanzitutto la tua attenzione, lettore, su quell’ennuyeux che nelle lettere di Madame du Deffand non manca mai e che Madame du Deffand saprebbe affibbiare a chiunque e a qualunque cosa; di poi su quest’altra circostanza che Mariarosa Mancuso non mette bene in evidenza: Madame du Deffand non liquidò Rousseau in un salotto ma in una lettera indirizzata a Voltaire…
Ma perché Rousseau? Rousseau in quanto donna non ha mai scritto nulla… O forse sì, se pensiamo all’Héloïse. Ecco, ci sono un sacco di danni che Rousseau procurò – lui e il Romanticismo – trionfando in Europa: «danni che scontiamo ancora oggi». Per esempio parole (ancora parole!) come originalità, ispirazione, autenticità, sentimento… se applicate ai libri, ai film ecc. quanto sono sconvenienti – e quanto discendono da uno «che affidò i suoi figli alla carità pubblica»!
Quel che è certo è che Mariarosa Mancuso amerebbe stroncare Rousseau in quanto donna (e in quanto uomo), magari in uno di quei salons… e che non smette di stroncarlo assieme a tutto quello che ne sarebbe derivato: da… a Loach: «Nei film di Loach plana la retorica. È un tributo che certi registi di sinistra non pagano serenamente, una servitù volontaria»… A Kiarostami: «Il suo ‘Copia conforme’ è un inno a Morfeo. Si sbadiglia fino a slogarsi la mascella». Si celia ma che significa che autenticità, sentimento ecc. son brutte parole? 
Quello qui di seguito, invece, è il resoconto di Malcom Pagani. Lo riporto qui per chiudere il mio ragionamento e per lasciare che sia tu, lettore, a concludere, in certo modo... «In bilico su una scomoda poltrona di plastica, in un sonnolento sabato romano, Mariarosa Mancuso […] fuma a ritmi fordisti. Laurea in Filosofia con tesi sulla Logica, camera con vista su Milano, cappotto rosso, risata aperta e occhi azzurri che prima ancora di osservare, stroncano. Gli addetti stampa non la amano. ‘Ognuno dovrebbe fare il proprio mestiere, ma la confusione di ruoli e la pretesa di un giudizio costantemente benevolo è uno dei problemi del cinema italiano […] Alcuni miei colleghi sono refrattari alla durezza. Esiste un’infernale mescolanza tra case di produzione che passano le notizie ai giornali e critici compiacenti. Se ci si incontra in terrazza, giudicare è più complicato» (Malcom Pagani, «Il fatto», 31/10/2010)… Ma in un salon no…