venerdì 11 novembre 2016

La Calcarea nummulitica di Comabbio

Stamani, su Comabbio, piova sottile e minuta (come leggo in un pessimo libro). Sono mattine in cui, per l’igiene, si preferisce l’itinerario più breve: quello della montagna: l’altro è quello della pista ciclabile sul lago. Oddio, montagna lo si dice con enfasi, che la Pelada, 471 metri sul livello del mare, distante 1,12 km dalla mia porta di casa, implica una Wanderung modesta. Fa ridere che ad attestare l’esistenza di questo monte siano le guide tedesche: «Von dichtem Mischwald bewachsen haben sie im Monte Pelada, 471 m, ihre höchste Erhebung». Ma neppure si raggiunge, in questo itinerario, la sommità, per evitare di inzaccherarsi fino alle ginocchia. Lungo il tragitto ragazze infagottate, col cane o senza cane, ti sorridono e ti salutano, soprattutto se hai una piuma colorata sul cappello. Non so se qui o nei pressi del lago, il dottor De Filippi fece alcune osservazioni sulla Calcarea nummulitica di Comabbio attribuendola al terziario medio. Nummulus significa monetina, soldino, spicciolo: i gusci calcarei delle nummuliti somigliano alle monetine. Vale anche il contrario: quelle monetine spicciole con cui non ci compri nulla, o gli oggetti inapprezzabili di cui parlava Cecchi (un bastoncino di menta, una pasticca di liquorizia, una bambolina di carta) somigliano ai nummuliti, giganti unicellulari, mattoni della vita…