lunedì 28 novembre 2016

Letteratura, impegno e politicamente corretto

Immagine: Peter Sís
Qualcuno ha letto La repubblica dell’immaginazione di Azar Nafisi nella traduzione Adelphi? Sembra un bel libro; l’argomento è interessante: letteratura nordamericana, critica letteraria ecc. Il volume è arricchito dalle illustrazioni di Peter Sís che Adelphi, ovviamente, conserva. Insomma, dovrebbe piacermi, e se non avessi un sacco di libri in attesa… Lasciamo perdere. Sul «Washington Post» (https://goo.gl/OHpaol), Azar Nafisi, della quale bisogna dire ineluttabilmente che è l’autrice di Leggere Lolita a Teheran… (Domandiamocelo: è davvero ‘celebre’ una scrittrice di cui si scrive così nel catenaccio: Azar Nafisi, the celebrated Iranian author of Reading Lolita in Tehran…? Non che la celebrità abbia qui una qualche rilevanza...). Dunque, sul «WP», Azar Nafisi, parla di letteratura, di politica e di critica negli USA, paese in cui vive da quasi vent’anni (parla di The Republic of Imagination, il suo ultimo libro). E ci conferma un po’ nei nostri pregiudizi di europei scafati: fanno una gran fatica a leggere Omero o Tolstoj, o chi volete, semplificano tutto quanto (e cioè respingono la complessità), abbreviano tutto quanto, come al fast food, tarpano le ali all’immaginazione, che è vertigine, turbamento, e si appiattiscono sul politicamente corretto (politically correct). Ecco, tutto edibile, tutto digeribile: acqua fresca… 
E tutto già sentito, da un pezzo. Gli è che – la butto lì – per incocciare nella ‘complessità’ della letteratura, e cioè nel fatto che non ci conferma sempre nelle nostre abitudini e idee, nel fatto che ci smuove, che ci fa fare qualcosa (ecco il tema politico), è necessaria una congiunzione astrale, come diceva Manganelli, e cioè un tempo di calamità; diversamente essa resta ciò che le è possibile essere: amusement, artificio, burla. Questo coté della letteratura non va assolutamente trascurato. Intanto, che letteratura vogliamo? Ne vogliamo una impegnata o una disimpegnata? E qualunque sia la nostra scelta, avrà modo di armonizzarsi con l’afferente ‘società’ dei lettori? Se non teniamo presente tutto questo restiamo alle petizioni di principio e a una forma di rigorismo che un giorno ci fa parlare del filisteismo inoffensivo di Celati e un altro… Escluderei Celati dai danni del pol corr., e prima di domandarvi se la letteratura sia dove si fa o dove si legge, o magari dove si critica, vorrei aggiungere ancora questo: che la letteratura c’entra col pol. corr. – come col pol. scorr. – come i cavoli con la merenda (per dirla con Tofano). Ed è esattamente quello che dice Azar Nafisi.

Immagino che Matteo Righetto (vedi qui: https://goo.gl/EtTiW0) abbia letto l’articolo sopracitato (e intitolato Anna Karenina vs. Google Glass: A Conversation with Azar Nafisi) e ne abbia fatto un po’ quel che voleva e, innanzitutto, l’occasione per scarabocchiare espressioni come ‘politically correct’, ‘pensiero unico’… espressioni che, qui da noi, in special modo, non significano assolutamente nulla. (Alla stessa maniera si sono trapiantate qui polemiche piuttosto asmatiche su Darwin, il creazionismo)… La morale è che la censura del pol. corr. la vogliono, la praticano, oggi, i millennial(s), i quali, come tutti i ‘tesserati’ di qualsivoglia generazione, hanno il difetto di non corrispondere in nessun caso alla descrizione che ne fanno i giornalisti. E dunque? E dunque «bye bye occidente». Sì, d’accordo, sono questioncelle yankee(s) ma basta una parentesi per insinuare che siano anche europee, oramai. Raggiunta al telefono, Azar Nafisi ha fatto uno sbadiglio grande così.